Questa mattina, presso l’Educatorio di Fuligno a Firenze, si è svolta l’iniziativa organizzata da Filcams CGIL Toscana, SPI CGIL Toscana e dal Coordinamento Donne SPI CGIL Toscana, dal titolo “Assistenti familiari e caregiver. Un’alleanza da costruire. Il quadro in Toscana”.
Con questo evento, Filcams Cgil e Spi Cgil Toscana hanno voluto sottolineare l’importanza di un’alleanza fondamentale tra assistenti familiari e caregiver, per rivendicare dignità, diritti e servizi per chi si prende cura e per coloro che necessitano di assistenza.
Le famiglie si trovano a dover affrontare il peso maggiore dei costi relativi all’assistenza per i non autosufficienti, tra il lavoro non retribuito dei caregiver e gli stipendi degli assistenti familiari. In Toscana ci sono circa 45.000 assistenti familiari in presenza di 86.000 non autosufficienti: escludendo i 13.000 ospiti delle RSA, tutto il resto grava sulle famiglie, sia economicamente che in termini di assistenza diretta 24 ore su 24. È un paradosso inquietante: chi si occupa degli altri è essenziale, ma rimane invisibile e precario. La maggior parte delle assistenti familiari sono straniere, in particolare donne dell’Est Europa, che spesso vivono H24 con l’assistito, occupandosi di ogni aspetto: dall’igiene alla gestione delle relazioni con la famiglia, quando presente, e con gli amministratori di sostegno in assenza di famiglia, fino ai vari aspetti burocratici e pratici legati al sistema sanitario. Dall’altra parte ci sono i caregiver familiari, spesso donne a cui la società impone il compito di cura, che assistono gratuitamente i propri familiari, a scapito del proprio lavoro. Inoltre, a causa dell’invecchiamento della popolazione, molte sono anziane che si prendono cura degli anziani. “Senza questo supporto, il sistema collasserebbe in una settimana, ma il burnout tra queste persone è ormai un problema diffuso. A livello nazionale stiamo assistendo a leggi non attuate, sia per mancanza di finanziamenti sia perché sprovviste di decreti attuativi, o che hanno visto rimandata l’applicazione pratica sine die, come nel caso della legge 33 sulla riforma della non autosufficienza. La Toscana è una delle regioni con il più alto tasso di invecchiamento e che da anni sostiene in modo deciso la domiciliarità e l’aiuto diretto alle famiglie.
Maria Grilli della segreteria Spi Cgil Toscana ha avanzato alcune proposte: “A livello nazionale, Spi Cgil ha avviato la campagna ‘Avremo cura di te’, con l’obiettivo di trasformare la non autosufficienza da un problema privato a una reale priorità pubblica. A livello locale, chiediamo alla Regione e ai Comuni maggiori sostegni per le famiglie e i caregiver, e che la legge regionale sui caregiver del 2025 venga concretamente applicata e adeguatamente finanziata. Vogliamo costruire attorno ai caregiver una rete reale di formazione e servizi effettivamente usufruibili a supporto dell’assistenza domiciliare; auspichiamo una rapida avanzamento nella nuova fase di sburocratizzazione per i cronici e in concreto nella seconda parte della delibera ‘Nunziatina’; che telemedicina e teleconsulto diventino strumenti di uso quotidiano; che la medicina territoriale, con le case delle comunità, sia in grado di fornire servizi e risposte per sostenere la domiciliarità; che si realizzi l’indispensabile integrazione socio-sanitaria; che la rete dei servizi di sollievo venga potenziata, funzioni senza liste di attesa e risponda alle esigenze di famiglie e caregiver; che gli assistenti sociali possano effettuare un maggiore controllo sulla qualità dell’assistenza domiciliare, anche per combattere il fenomeno della violenza contro gli anziani, che colpisce – secondo le poche indagini realizzate a livello nazionale – il 17% dei casi, spesso a causa della fatica fisica, psicologica e dell’isolamento sociale che colpisce chi si prende cura, una problematica poco indagata ma pericolosa. Inoltre, Spi Cgil ricorda ai sindaci che sono, insieme alla Regione, i motori del funzionamento dei Livelli Essenziali di Prestazioni Sociali e che è necessario uniformare i diritti di segreteria per l’accreditamento delle assistenti familiari. Infine, è fondamentale una verifica approfondita del funzionamento dei centri per l’impiego, come aiuto alle famiglie nella selezione e come ricerca del personale per l’assistenza domiciliare. È essenziale lavorare su una comunicazione capillare con le famiglie sull’importanza della qualità dell’assistenza, sull’assunzione regolare di personale e sulla sua formazione.”
Ha aggiunto Luisella Brotini della segreteria Filcams Cgil Toscana: “Il lavoro domestico sta diventando sempre più cruciale per garantire assistenza a bambini, anziani e persone con disabilità. L’assistenza familiare deve garantire dignità alle persone assistite, ma è urgentissimo anche garantire condizioni di lavoro eque e tutelate per assistenti familiari. Questo settore impiega oltre 800.000 lavoratori regolari in Italia, un numero che raddoppia se si considera il lavoro irregolare. È per questo che la Filcams CGIL, insieme ad altri sindacati e associazioni datoriali, ha inviato un appello al Governo per modificare diverse normative che attualmente escludono i lavoratori domestici da diritti che spettano agli altri dipendenti. È altresì fondamentale trovare modalità per non gravare interamente sulle famiglie o sulle persone sole il costo della funzione sociale che queste lavoratrici svolgono in sostituzione del welfare pubblico. Per questo è necessario intraprendere un percorso comune anche tra Filcams e Spi CGIL, che ha preso avvio in Toscana con l’iniziativa odierna.”
IL CONVEGNO
Tra i relatori: Marisa Grilli della Segreteria SPI CGIL Toscana; Nicola Sciclone, direttore IRPET Toscana; Giulio Gori, giornalista del Corriere Fiorentino, che ha condotto interviste dal vivo con una caregiver e un’assistente familiare; Riccardo Guidi dell’Università di Firenze; Alberto Zanobini (Direttore Sanità e Welfare e coesione sociale della Regione); Luisella Brotini della segreteria Filcams CGIL Toscana; Tania Scacchetti, Segretaria Generale SPI CGIL nazionale.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil Toscana e Firenze
