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1. "La madre di un ragazzo disabile di 14 anni in Valdelsa: 'Le barriere negano diritti e ostacolano le gite.'"
2. "In Valdelsa, la madre di un 14enne con disabilità: 'Ostacoli nell'andare in gita negano i diritti.'"
3. "Valdelsa: La madre di un ragazzo disabile di 14 anni denuncia: 'Le barriere impediscono le gite e violano i diritti.'" 

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Sure! Here are a few options for rewriting the title: 1. “La madre di un ragazzo disabile di 14 anni in Valdelsa: ‘Le barriere negano diritti e ostacolano le gite.'” 2. “In Valdelsa, la madre di un 14enne con disabilità: ‘Ostacoli nell’andare in gita negano i diritti.'” 3. “Valdelsa: La madre di un ragazzo disabile di 14 anni denuncia: ‘Le barriere impediscono le gite e violano i diritti.'” Feel free to choose any of these or let me know if you’d like more options!

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“È ora di smettere di parlare di Inclusione se un ragazzo disabile di 14 anni non può partecipare a una gita scolastica a causa della mancanza di assistenza adeguata. Non starò più in silenzio.” Questo è lo sfogo, intriso di rabbia e sconforto, di una madre della Valdelsa che ha dovuto affrontare numerose difficoltà per permettere al suo figlio 14enne di partecipare, come i suoi compagni, a un’uscita scolastica.

Bus privi di pedane per disabili, servizi di assistenza nelle stazioni ferroviarie che non si attivano in quelle più piccole, musei e luoghi di interesse inaccessibili: questo è il contesto di un Paese non completamente attrezzato per i disabili. Come ribadisce la madre, questo è qualcosa che “nel 2026 non può più essere tollerato.”

Le difficoltà nell’andare in gita

Marco (nome di fantasia) ha 14 anni e frequenta le scuole medie. A causa di una grave disabilità dalla nascita, è costretto in carrozzina. Quando alla madre viene comunicato che ci saranno due gite, una in un parco archeologico e l’altra a Firenze, la situazione si complica.

Per raggiungere il parco archeologico, i ragazzi avrebbero dovuto utilizzare un servizio bus, “ma poiché le aziende vincitrici dell’appalto non hanno pedane per disabili, mi hanno detto che non era possibile trasportare mio figlio”, racconta la madre. Dalla scuola fanno sapere che “le agenzie che rispondono ai bandi sono poche e non offrono servizi adeguati per i disabili. C’è il rischio di rimanere senza servizio e di far saltare diverse gite, anche noi siamo in difficoltà.”

La madre di Marco ha quindi deciso di accompagnarlo personalmente al parco, con la propria auto, in accordo con i docenti. Non era giusto lasciare a casa il figlio. “Arrivati sul posto, ci siamo incontrati con i professori e la classe, e il viso di mio figlio brillava di gioia. Pur non essendo in grado di parlare bene, la sua felicità era evidente. Purtroppo, c’era un chilometro di strada sterrata. Mi hanno detto che avrei dovuto cambiare percorso, ma quando ho visto quanto era felice mio figlio ho deciso di non andarmene. Solo un chilometro; mio figlio pesa 25 chili e ha una piccola carrozzina, qualcuno poteva aiutarci a portarlo. Doveva fare il percorso come tutti, si deve tener conto anche di lui!

Grazie alla comprensione dei docenti, la ‘barriera architettonica’ è stata superata e Marco è riuscito a partecipare all’uscita con tutti gli altri ragazzi. Dalla scuola sottolineano che, nella pianificazione delle gite, cercano di soddisfare le esigenze, ma “non è sempre facile.” “Abbiamo bisogno di supporti che non ci sono sempre. Ogni giorno affrontiamo situazioni diverse, collaborando con le famiglie per superare le difficoltà. Cerchiamo di organizzare le uscite in modo da alleviare i disagi, ma sfortunatamente le barriere architettoniche restano un problema concreto.”

Inoltre, la scuola precisa che “ogni attività è progettata intorno alle esigenze del ragazzo. Ad esempio, di solito inviamo 4 docenti per la classe, mentre normalmente ne sono meno. Cerchiamo di offrire tutto il supporto necessario per garantire una piena esperienza durante la gita, ma ci sono limitazioni.”

A maggio è prevista un’altra gita a Firenze, e alla madre era stato detto che, grazie al viaggio in treno, non ci sarebbero stati problemi, dato che Rfi offre la ‘sala blu’, un servizio gratuito per persone a mobilità ridotta. Tuttavia, contattando Rfi, la madre scopre che il servizio non è attivo nella piccola stazione di residenza di Marco. La ‘sala blu’, attiva in 34 stazioni toscane, è disponibile solo nelle stazioni più grandi di Empoli e Poggibonsi, a circa 20 minuti di distanza.

“Mi hanno comunicato che nella nostra stazione il servizio non è riconosciuto – spiega la donna – e che avrei dovuto portare mio figlio a Empoli. Ho offerto di aiutare a farlo salire sul treno, ma non è stato possibile. Mi rifiuto di portarlo a Empoli, è una questione di principio. Nella nostra comunità ci sono tanti casi simili, compresi anziani che non sanno come muoversi. Ci riempiamo la bocca di Inclusione, ma la realtà è diversa. Mio figlio ha il diritto di fare tutto il tragitto con i suoi compagni.”

 

Piccole e grandi esperienze quotidiane di ostacoli e difficoltà che evidenziano una ‘barriera’, sia architettonica che culturale, su cui c’è ancora molto da riflettere.

Fonte notizia

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