Un secolo e mezzo di storia italiana racchiusa nelle pagine di una rivista che dal 1866 ha costantemente cercato di fornire ai suoi lettori spunti di riflessione su tutti gli aspetti della vita sociale e civile. Ogni tema, anche il più complesso, è trattato con la chiarezza di chi desidera comunicare e farsi ascoltare da tutti, diventando così un punto di riferimento per la classe dirigente della nuova Italia. Questa è sempre stata la missione editoriale di Nuova Antologia, fondata a Firenze come ideale continuazione dell’«Antologia» del Vieusseux.
Edita dalla Fondazione Spadolini Nuova Antologia, la rivista celebra i suoi 160 anni di esistenza presso il Palazzo Strozzi Sacrati. Sulla rilevanza storica e civile del suo percorso editoriale si sono espressi l’assessore alla Cultura della Regione Toscana, Cristina Manetti, e il professor Cosimo Ceccuti, presidente della Fondazione Spadolini Nuova Antologia.
Portare all’attenzione pubblica nuovi argomenti ed essere testimoni del processo di unificazione del Paese, accompagnati dalle esigenze di trasformazione politica, è ciò che la rivista ha sempre perseguito. Ideali richiamati dal mondo culturale e del lavoro, espressi dai movimenti artistici e letterari, e dando voce a nuovi protagonisti e protagoniste della vita sociale: le donne. Un obiettivo che continua a seguire le vicende italiane e guida ancora oggi Nuova Antologia.
“Il primo numero della rivista, pubblicato 160 anni fa, si aprì con un articolo di una donna – ha dichiarato l’assessore Cristina Manetti – e già questo era straordinario, considerando che le donne scrittrici e impegnate in tematiche femminili come l’emancipazione non erano comuni all’epoca. Questo tema è ancora molto attuale e tutti noi dobbiamo combattere per proseguire questo percorso di affermazione dei diritti delle donne.”
“Si tratta di un cammino di consapevolezza ed emancipazione – ha continuato l’assessora Manetti – che la Regione porta avanti da quattro anni con il progetto La Toscana delle donne, pensato per proseguire verso la parità di genere che è ancora lontana dall’essere raggiunta.”
“Nuova Antologia – spiega il professor Ceccuti – è stata fondata per affrontare in modo pacato e con un libero scambio di idee i principali problemi di unificazione del Paese. Tra questi, l’emancipazione della donna, discussa sin dal primo numero da un’importante patriota come Cristina di Belgioioso. Non è stato un caso isolato. In un periodo in cui una scrittrice era vista con sospetto, decine di donne hanno collaborato a Nuova Antologia nella seconda metà dell’800, tra cui Grazia Deledda, futura Premio Nobel, presente nella rivista sin dal 1898.”
Le pagine di Nuova Antologia sono rapidamente diventate un punto di riferimento della cultura politica italiana, come ricorda il professor Ceccuti riferendosi alle parole del barone Bettino Ricasoli, che affermava quanto fosse necessario un confronto pacifico e sereno tra le diverse intellettualità e le varie regioni d’Italia per affrontare i problemi del Paese, dal debito pubblico alla debolezza internazionale.
Nuova Antologia è stata e continua a essere uno strumento di approfondimento e dibattito. Le parole di ieri si confrontano con l’attualità di una rivista che, negli argomenti trattati oggi, rimane fedele alla sua originale ispirazione.
