Il polo universitario di Novoli
“Superare l’impasse della crescita economica in Toscana non si raggiunge mettendo in contrapposizione manifattura e servizi, né adottando una narrazione difensiva sul declino industriale. La vera sfida è quella di qualificare la manifattura e creare un sistema di servizi avanzati – tecnologici, organizzativi, ambientali e pubblici – capace di supportare la sua evoluzione nel lungo periodo. Tre sono le leve che sembrano determinanti: attuare misure che collegano innovazione organizzativa e finanziamento a lungo termine per le piccole e medie imprese, qualificare e coinvolgere i servizi pubblici locali e potenziare poli ed ecosistemi territoriali per l’innovazione”.
Queste sono le proposte formulate dai docenti del Dipartimento di Scienze per l’Economia e l’Impresa dell’Università di Firenze (Disei) per invertire una tendenza di crescita che, secondo i dati Istat e recenti iniziative, come il “manifesto” per la reindustrializzazione della Toscana, colloca attualmente la regione sotto la media nazionale.
“La diminuzione del peso della manifattura non è necessariamente un segnale negativo: si tratta di un fenomeno comune a tutte le economie avanzate e rispecchia le trasformazioni legate all’adozione delle tecnologie digitali e alle nuove esigenze di sostenibilità – osservano i docenti Marco Bellandi, Annalisa Caloffi, Francesco Capone e Pier Francesco Lotito. Il punto cruciale è lo sviluppo di un terziario ad alto valore aggiunto, che include anche i servizi pubblici locali, e l’evoluzione del rapporto tra manifattura e servizi qualificati per le imprese, dall’ecoprogettazione alla logistica avanzata, dai servizi per la transizione digitale alla fornitura di standard, dati e servizi collettivi essenziali per la sicurezza e la sostenibilità delle filiere, fino a progetti di innovazione sviluppati in collaborazione con università, enti di ricerca e sistemi di formazione post-secondaria. Questa integrazione riguarda in Toscana sia i distretti e le filiere che hanno affrontato maggiori difficoltà, come la moda, che quelle con dinamiche più positive, come il farmaceutico e il nautico, e le prospettive di nuove specializzazioni produttive”.
“Rafforzare le PMI non implica solo facilitare l’accesso al credito, ma anche attivare strumenti di finanziamento a lungo termine, accompagnati da percorsi di trasformazione organizzativa e gestionale. A livello nazionale esistono già iniziative che uniscono il finanziamento delle imprese a interventi di rafforzamento manageriale, organizzativo e, in alcuni casi, di avviamento alla quotazione sui mercati dedicati alle piccole e medie imprese, promosse da banche, Cassa Depositi e Prestiti e fondi specifici. Tuttavia – sottolineano i docenti – in Toscana, al momento, non emergono iniziative organiche e diffuse che si basino su questi strumenti, capaci di coinvolgere anche le tante imprese meno strutturate ma vitali, presenti nei distretti e nelle filiere regionali.”
“È necessario, più di interventi sporadici o soluzioni imposte dall’alto, creare ecosistemi territoriali di supporto alla trasformazione organizzativa e produttiva delle PMI, in cui contribuiscano in modo coordinato intermediari per l’innovazione, anche dal mondo delle imprese e delle professioni, istituzioni finanziarie, università, enti di formazione, amministrazioni pubbliche e altri attori locali. La mobilitazione di questi agenti territoriali – osservano Bellandi, Caloffi, Capone e Lotito – è fondamentale per estendere questi percorsi di supporto anche alle imprese che oggi sono ai margini e per potenziare la capacità del sistema produttivo regionale di fronteggiare le sfide della transizione digitale ed ecologica e dei cambiamenti geopolitici.”
“In questo contesto – continuano i docenti del Disei – il potenziamento dell’integrazione col terziario avanzato non riguarda solo i servizi privati per le imprese, ma dovrebbe anche coinvolgere i servizi pubblici locali, chiamati a qualificare sempre più la loro funzione di infrastrutture produttive e tecnologiche per la sostenibilità e la tracciabilità. Attraverso sistemi informativi, standard condivisi, piattaforme digitali e servizi collettivi per la gestione ambientale, energetica e dei rifiuti, i servizi pubblici locali possono avere un ruolo strategico nel ridurre i costi di coordinamento delle imprese, facilitando il rispetto delle normative e sostenendo strategie di sostenibilità lungo le filiere produttive”.
“In aggiunta – affermano i professori e le professoresse giungendo alla terza proposta – è fondamentale investire maggiormente in poli per l’innovazione e infrastrutture di sistema in grado di integrare in modo continuativo manifattura e servizi qualificati, filiere tradizionali e alta tecnologia, imprese, ricerca e territori. Parchi scientifico-tecnologici e reti per l’innovazione, nuovi o già operativi, se ben inseriti nei tessuti urbani e produttivi della regione e aperti a collaborazioni internazionali, possono rivestire un ruolo cruciale non solo nel trasferimento tecnologico, ma anche nel coordinamento tra attori, nella gestione delle conflittualità e nella valorizzazione delle opportunità che emergono in un periodo di profonda riconfigurazione dei modelli produttivi, come dimostrano esperienze più avanzate in altre regioni italiane, ad esempio Ogr Torino, la rete dei tecnopoli dell’Emilia Romagna, il Rome Technopole e il campus di San Giovanni a Teduccio in Campania”.
“La Toscana – concludono i docenti del Disei – ha necessità di crescere di più, ma soprattutto di una crescita basata sulla qualità, sulla produttività e sull’integrazione tra manifattura e servizi avanzati, sia pubblici che privati. Superare una visione difensiva dello sviluppo richiede la costruzione di politiche economiche capaci di accompagnare la trasformazione in modo strutturale e duraturo, valorizzando le risorse produttive, istituzionali e territoriali già presenti nella regione”.
Fonte: Università di Firenze – Ufficio stampa
