L'insonnia: una malattia seria, con le donne tra le più colpite

L’insonnia: una malattia seria, con le donne tra le più colpite

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L’insonnia non è solo un sintomo, ma un vero e proprio disturbo, anche se può manifestarsi in vari contesti patologici”, afferma Luigi Ferini Strambi, professore ordinario di Neurologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e primario al Centro di Medicina del Sonno dell’IRCCS, in un’intervista a Marco Klinger per Medicina Top, un programma della agenzia di stampa Italpress.

“Per diagnosticare un soggetto con insonnia cronica, il disturbo del sonno deve manifestarsi almeno tre volte a settimana per un periodo di almeno tre mesi. Tuttavia – prosegue – l’aspetto cruciale è che l’insonnia non si limita solo a difficoltà nel prendere sonno o nel mantenerlo, ma deve comportare anche un disagio durante il giorno; infatti, il paziente deve sentirsi affaticato e irritabile. Questo è essenziale per la diagnosi”. “Se le difficoltà di sonno riguardano principalmente l’addormentamento, potremmo riuscire ad arrivare a una diagnosi senza esami complessi. Per esempio, questi problemi possono derivare da un disturbo d’ansia, dove la mente non riesce a rilassarsi e a indurre il sonno”, o “la sindrome delle gambe senza riposo, caratterizzata da un fastidio che si manifesta la sera a letto, che costringe a muoversi”, o ancora “risvegli precoci al mattino, spesso associati a una depressione unipolare”, spiega.

Le donne “sono colpite più frequentemente, poiché l’insonnia è spesso correlata ad ansia e depressione, che sono più comuni nel sesso femminile”. Inoltre “abbiamo notato un aumento di giovani nei nostri ambulatori, probabilmente dovuto alla diminuzione della regolarità del sonno. Si tende a cambiare frequentemente l’orario per andare a letto e si verificano le famose ‘notti bianche’, che contribuiscono all’insorgenza di problemi legati al sonno”. Il sonno “ha un ruolo fondamentale nel ripristinare il sistema cardiocircolatorio, riducendo la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca durante il riposo: una scarsa qualità del sonno aumenta il rischio di ipertensione. Inoltre, il sonno rafforza il sistema immunitario e serve a ripulire il cervello dalle tossine”, aggiunge.

“Spesso, soprattutto nei casi di insonnia con frequenti risvegli notturni, sono necessari esami per valutare, ad esempio, la presenza di apnee ostruttive durante la notte, o di movimenti involontari delle gambe che compromettono la continuità del sonno”. In ogni caso, “una diagnosi corretta è cruciale.” “Una diagnosi adeguata consente di controllare l’insonnia nella maggior parte dei casi. Oggi disponiamo di terapie farmacologiche innovative oltre alle tradizionali, tra cui farmaci che agiscono sui recettori legati all’orexina, un neuromediatore che favorisce la veglia.” Tuttavia, il trattamento considerato più efficace per l’insonnia “è quello cognitivo-comportamentale, una terapia non farmacologica che deve essere praticata da professionisti esperti ed è quindi non sempre facilmente accessibile”. Lo sleep coach? “Potrebbe seguire principi di buon senso, ma spesso ignora che è fondamentale effettuare accertamenti specifici per comprendere realmente lo stato del sonno: molte volte, l’insonnia è causata da problemi sottostanti che necessitano di essere esplorati.”

– Foto tratta da video Medicina Top –

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