Oggi i bambini riposano meno: come i genitori possono aiutarli a dormire meglio

Oggi i bambini riposano meno: come i genitori possono aiutarli a dormire meglio

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“Il sonno rappresenta un tema centrale dal periodo neonatale all’età adulta: presenta tratti specifici nei primi mesi di vita, per poi stabilizzarsi dall’età pediatrica avanzata fino all’età adulta. I genitori credono che i bambini possiedano naturalmente la capacità di addormentarsi, ma è fondamentale comprendere che il sonno del feto e del neonato dura circa 16-17 ore, diminuendo gradualmente; durante l’età scolare i bambini dovrebbero comunque avere bisogno di 9-10 ore di sonno.” Così Fabrizio Ciralli, pediatra e neonatologo all’ospedale Humanitas San Pio X di Milano, intervistato da Marco Klinger per Medicina Top, il programma televisivo dell’agenzia di stampa Italpress.

Nei primi mesi di vita, continua Ciralli, “il sonno può causare difficoltà ai genitori, poiché non segue un ritmo circadiano: un neonato può dormire molto, ma si sveglia quasi ogni tre ore per nutrirsi. Nelle fasi successive, a partire dal quinto o sesto mese, è importante che i genitori stimolino l’autoconsolazione del bambino, insegnandogli la fase di autoalimentazione: il mio consiglio ai genitori è di aiutare i propri figli ad addormentarsi durante la fase di passaggio dal giorno alla notte, che inizia intorno al terzo o quarto mese e diventa più stabile dal sesto mese. Dovranno imparare ad addormentarsi da soli in un ambiente che favorisca il riposo, quindi silenzioso e buio: questo è fondamentale per insegnare al bambino che, se si sveglia, ritroverà le stesse condizioni che lo hanno aiutato ad addormentarsi e a riconciliarsi.”

Il neonatologo riflette quindi sull’esperienza diretta con i suoi pazienti: “Quando discuto con loro, scopro rituali vari per gestire il sonno, ma spesso risultano errati: le raccomandazioni cambiano in base all’età. Tuttavia, se un bambino inizia ad addormentarsi correttamente fin da piccolo, si abitua a una routine regolare. Il problema emerge se, nel contesto familiare, i genitori lavorano tardi: si tende a sacrificare un’ora o due di sonno, ma sarebbe preferibile che un bambino si corichi alle 21 anziché alle 22:30 ogni giorno della settimana.”

Aggiunge quindi Ciralli, “ritengo che molti bambini non dormano a sufficienza e siano esposti a stimoli a volte eccessivi. Attualmente, ci sono troppi impegni per attività come sport, canto o teatro: un bambino, specialmente quando è piccolo, deve imparare a gestire il tempo libero e anche la noia. Per quanto riguarda i bambini tra i 6 e i 10 anni, l’agenda dovrebbe essere pianificata con attività sportive che coinvolgono il bambino una o due volte a settimana, per insegnargli l’organizzazione e l’inclusione.”

Alcuni studi, conclude, dimostrano che “chi pratica sport ottiene risultati migliori a scuola: nei primi giorni di rientro a scuola dopo le vacanze, è importante mostrare comprensione, poiché i bambini si riattaccano rapidamente al nucleo familiare e faticano a ritornare nella routine scolastica. È necessario essere comprensivi, ma anche determinati: devono essere i genitori a guidare i figli e non viceversa.”

-Foto tratta dal video ‘Medicina Top’-

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