Papa Francesco è scomparso a 88 anni, il cordoglio della Toscana

Papa Francesco, l’uomo della profezia: il ricordo di Don Vincenzo Russo dalla prigione di Sollicciano

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Un uomo sempre vicino agli ultimi e agli “scarti”, come amava definirli Papa Bergoglio. È stato l’unico a dedicare parte del proprio tempo e del proprio cuore a coloro che vivono ai margini della società. A pochi giorni dalla sua morte, Don Vincenzo Russo, ex cappellano del carcere di Sollicciano e presidente dell’Opera Madonnina del Grappa, racconta il legame profondo che ha unito il Santo Padre alla realtà carceraria, in particolare a quella del penitenziario fiorentino.

È stato l’uomo della profezia – afferma Don Russo -. Ha restituì dignità a tante realtà dimenticate da un sistema che troppo spesso ignora la sofferenza.” A pochi giorni dalla scomparsa del pontefice, il governo ha proclamato cinque giorni di lutto nazionale, ma Don Russo si interroga: “Quanta di questa vicinanza istituzionale è sincera e quanta è solo un’apparenza? Le carceri, ad esempio, rimangono abbandonate, in condizioni disumane”.

Quando era cappellano a Sollicciano, Don Russo racconta che i detenuti scrivevano al governo italiano e persino all’Unione Europea per denunciare la loro situazione. “Non ricevettero mai una risposta. Ma quando scrissero al Papa, in breve tempo ottennero una sua lettera. È stata la prima volta che si sentirono ascoltati.”

Una vicinanza concreta che ha avuto un costo. “Quello scambio di lettere con le istituzioni segnò una frattura: alcuni detenuti furono trasferiti, e io stesso fui allontanato dal carcere,” racconta con rassegnazione Don Russo. “Perché dentro quelle mura non c’è legge, non ci sono diritti. E chi parla, crea fastidio”.

Ma Papa Francesco non si è limitato alle parole. Il suo ultimo gesto prima della morte, espresso nel suo testamento, ha colpito e sorpreso tutti: ha donato 200mila euro, ovvero tutto ciò che possedeva, ai detenuti del carcere minorile di Casal del Marmo. Un gesto ricco di significato: “Ci aspettiamo che ora anche l’amministrazione penitenziaria ritrovi un po’ di umanità,” afferma Don Russo.

La vicinanza di Francesco al mondo carcerario non è stata occasionale. Fin dal suo insediamento, ha scelto di celebrare il Giovedì Santo nelle carceri, lavando i piedi a detenuti uomini e donne, cristiani e musulmani, adulti e minori. Ha visitato il carcere minorile di Casal del Marmo nel 2013, passando per Rebibbia, fino a Regina Coeli, dove è andato anche nel 2018 e poco prima della sua scomparsa nel 2025.

Nel dicembre 2024, ha compiuto un gesto senza precedenti: ha aperto la Porta Santa del Giubileo proprio nel carcere di Rebibbia, come segno di speranza per coloro che hanno sbagliato ma desiderano ricominciare.

Un atteggiamento in perfetta continuità con la tradizione di Don Giulio Facibeni, sempre vicino agli ultimi e agli emarginati, alla quale anche Don Vincenzo Russo si è dedicato con impegno e sensibilità. “Papa Francesco e Don Facibeni – sottolinea Russo – parlavano la stessa lingua: quella dell’amore concreto, della fede che si traduce in gesto, accoglienza, dignità.”

Niccolò Banchi

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