Dal Pnrr: Massimo investimento da non sprecare

Dal Pnrr: Massimo investimento da non sprecare

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“Abbiamo avviato a fine 2022 Inf-Act, un’iniziativa che coinvolge tre importanti enti: l’Università di Pavia, l’Istituto superiore di sanità e il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), con la partecipazione di 25 istituzioni che hanno dato vita al “Partenariato esteso” sulle malattie infettive emergenti. Abbiamo partecipato a un bando pubblico indetto dal ministero, risultando vincitori nella creazione di questo programma di ricerca, che nel corso degli anni ha accumulato 114,5 milioni di euro in finanziamenti. Questo investimento ha portato a risultati significativi e siamo ormai vicini alla conclusione. Adesso ci preoccupiamo del futuro. È chiaro che non avremo la stessa disponibilità di risorse. Il Pnrr è paragonabile al piano Marshall, è un’opportunità senza precedenti. Tuttavia, abbiamo formato una generazione di ricercatori altamente competitivi e capaci, e sarebbe un fallimento non riuscire a sfruttare ciò che abbiamo costruito e fare il passo successivo. L’ottimo livello di interazione nazionale raggiunto potrebbe anche migliorare la nostra competitività a livello europeo e globale.” Questo è il bilancio di Federico Forneris, presidente della Fondazione Inf-Act e prorettore alla Ricerca dell’Università di Pavia, capofila del progetto, intervistato da Adnkronos Salute.

Inf-Act sta affrontando una prova cruciale, discussa in occasione della ‘Inf-Act Conference 2025’, che si tiene da giovedì 3 aprile a sabato 5. “Il progetto terminerà formalmente il 31 dicembre e ci restano poco più di sei mesi.” Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza “abbiamo delle limitazioni. Questo è un anno determinante per noi – spiega – Dobbiamo fare il punto sui risultati ottenuti per pianificare il futuro. Durante l’incontro a Napoli vogliamo discutere e confrontarci. Abbiamo invitato anche i rappresentanti di altri programmi di ricerca Pnrr su tematiche diverse, per esplorare le potenzialità di un dialogo comune.”

Occorre un appello alle istituzioni? “Piuttosto che lanciare un appello, vorrei fare un’osservazione – risponde Forneris – Quello che abbiamo costruito finora, nonostante le difficoltà amministrative, è un meccanismo che funziona bene. Mi aspetto che i decisori politici e le figure di alto livello che si occupano di ricerca e innovazione nel nostro Paese non dimentichino l’importanza dell’investimento fatto. Se lasciassimo svanire il lavoro di questi tre anni, probabilmente non raggiungeremmo il livello di competitività che desideriamo. Non sto chiedendo più fondi – precisa – ma che queste forme di ricerca collaborativa vengano riconosciute nel contesto nazionale e internazionale per il valore che stanno acquisendo grazie all’impegno profuso.”

Riflettendo sull’Italia, Forneris osserva che “il Paese, come indicano le statistiche da decenni, forma ricercatori di grande talento, ma i nostri migliori cervelli spesso lavorano all’estero”. Grazie a questi investimenti, ci auguriamo di presentarci in Europa con una competitività maggiore rispetto al passato, poiché abbiamo creato una rete che in altre nazioni al momento non esiste. I dati supportano questa affermazione: “Il progetto è partito con 350 ricercatori strutturati nei 25 enti iniziali. Abbiamo continuato a crescere e a favorire il network, e ora contiamo più di 60 istituzioni e oltre 700 unità di personale di ricerca.”


Se sommiamo tutto il personale reclutato – ricercatori a tempo determinato, dottorandi, borsisti, assegni di ricerca, collaboratori tecnici – superiamo le 800 unità.
Abbiamo creato circa un centinaio di posti a tempo determinato, in linea con le limitazioni temporali, ma è un percorso virtuoso – assicura – e alcuni di questi ricercatori a tempo determinato stanno già avviando processi di stabilizzazione, non necessariamente all’interno degli stessi enti che li hanno assunti.”

Quali sfide potrebbero presentarsi? “Passare da un investimento multimilionario a una situazione di risorse limitate non è facile, ma ci impegniamo a fondo”. Il rischio di perdere talenti, quando i fondi terminano, “è concreto. Se non possiamo offrir loro opportunità, ci sono realtà estere pronte ad accoglierli. Tuttavia, stiamo mettendo tutto il nostro impegno affinché ciò non accada. Consideriamo questa un’opportunità su vari fronti: uno degli obiettivi del Pnrr e del ministero dell’Università e della Ricerca era formare nuove generazioni di ricercatori in ambiti specifici, come nel nostro caso legato alle malattie infettive emergenti.”

Forneris ritiene che “uno dei successi più significativi sia riuscire a far dialogare in modo efficace attori di ricerca che prima comunicavano poco: un veterinario che interagisce con un clinico, che a sua volta collabora con un fisico esperto di modellizzazione predittiva, il quale dialoga con chi lavora in laboratorio per sviluppare sistemi diagnostici o soluzioni contro minacce sanitarie. Creando questa rete che abbraccia tutte le regioni d’Italia, riusciamo a essere più efficaci nel creare tali relazioni. Abbiamo l’expertise e, grazie ai finanziamenti ricevuti, anche le tecnologie. Siamo un punto di incontro tra la ricerca accademica, quella condotta negli ospedali e le iniziative delle importanti istituzioni sanitarie che fanno parte della nostra rete, come l’Iss e gli istituti zooprofilattici.”

“Ci sono esperienze simili all’estero? Siamo in contatto con alcune realtà in Francia e Spagna, ma possiamo dire che sono più piccole. Questo è stato uno degli investimenti più significativi realizzati in Europa. L’investimento del ministero nell’attivazione di questi grandi programmi è un unicum a livello europeo. Il nostro comitato scientifico include ricercatori di fama riconosciuta a livello europeo e, in più di un’occasione, ci hanno chiesto: perché non abbiamo un’iniziativa simile? Spero che la creazione di sinergie possa ispirare lo sviluppo di modelli analoghi anche altrove, poiché la ricerca è per sua natura collaborativa e priva di confini geografici.”

Riguardo al futuro, “ci interessa confrontarci anche con altre realtà in ambiti affini, anche se non necessariamente identici al nostro. Il ministero ha avviato nuove opportunità, ad esempio c’è un bando Pon attualmente aperto a cui intendiamo partecipare. Il nostro impegno costante, sia nei confronti dei membri del partenariato che del Paese, è di sfruttare ogni opportunità derivante dai fondi Pnrr.” Il passo successivo sarà quindi quello di partecipare ancora di più a bandi come rete Inf-Act, conclude Forneris. “Ciò che stiamo facendo è utilizzare la forza della nostra rete, e a seconda degli obiettivi specifici di ciascun bando, presenteremo le migliori competenze e capacità di cui disponiamo, mostrando la nostra competitività.” (di Lucia Scopelliti)

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