“I rischi relativi alle prospettive di inflazione sono orientati verso l’alto, specialmente nel breve periodo. La prolongata guerra in Medio Oriente potrebbe portare a un aumento dei prezzi energetici più significativo e duraturo rispetto a quanto attualmente previsto, causando un ulteriore incremento dell’inflazione nell’area euro.” Questo è quanto riportato dalla Bce nel suo bollettino.
“Un aumento di questo tipo potrebbe risultare più pronunciato e persistente se le aspettative di inflazione e la crescita salariale dovessero aumentare di conseguenza, se l’aumento dei prezzi energetici influenzasse maggiormente l’inflazione al netto della componente energetica di quanto atteso, o se il conflitto causasse disordini più diffusi nelle catene di approvvigionamento globali. Le attuali tensioni commerciali – evidenziano da Francoforte – potrebbero anche portare a una maggiore frammentazione delle catene di approvvigionamento globali, limitare l’offerta di materie prime cruciali e inasprire i vincoli sulla capacità produttiva nell’economia dell’area euro. Al contrario, l’inflazione potrebbe risultare più bassa se le conseguenze economiche della guerra in Medio Oriente fossero di breve durata, o se gli effetti indiretti si rivelassero meno significativi del previsto. Inoltre, l’inflazione potrebbe diminuire se, a causa dei dazi, la domanda di esportazioni dell’area euro calasse più del previsto e se i paesi con surplus di capacità produttiva aumentassero le loro esportazioni verso l’area. Un mercato finanziario più volatile e una minore propensione al rischio potrebbero influenzare negativamente la domanda e ridurre l’inflazione”, aggiunge la Bce.
Crescita
Per quanto concerne il Pil, “i rischi per le prospettive di crescita sono orientati al ribasso, soprattutto nel breve periodo – afferma la Bce – La guerra in Medio Oriente costituisce un rischio negativo per l’economia dell’area euro, accentuando un contesto politico globale già instabile. La continuazione del conflitto potrebbe ulteriormente aumentare i prezzi energetici per un periodo più lungo di quanto previsto, influenzando il clima di fiducia.”
“Questi fattori – spiegano da Francoforte – eroderebbero i redditi e aggraverebbero la riluttanza di aziende e famiglie a investire e consumare. Un deterioramento del clima di fiducia nei mercati finanziari globali potrebbe ulteriormente frenare la domanda. Tensioni aggiuntive nel commercio internazionale potrebbero interrompere le catene di approvvigionamento, ridurre le esportazioni e indebolire consumi e investimenti. Altre crisi geopolitiche, in particolare l’invasione ingiustificata della Russia in Ucraina, rimangono tra le principali fonti di incertezza. Tuttavia – prosegue il documento – la crescita potrebbe superare le aspettative se le conseguenze economiche del conflitto in Medio Oriente si rivelassero meno prolungate. Inoltre, la spesa programmata per la difesa e le infrastrutture, le riforme per migliorare la produttività e l’adozione di nuove tecnologie da parte delle imprese in area euro potrebbero portare a una crescita superiore al previsto. Nuovi accordi commerciali e una maggiore integrazione del mercato unico potrebbero stimolare ulteriormente la crescita oltre le attuali proiezioni.”
