La medicina estetica deve adattarsi alle richieste emergenti, a logiche di marketing o basarsi su evidenze scientifiche? Agorà risponde con il suo slogan, ‘Evidence shapes aesthetics’. Oggi inizia la 28esima edizione del Congresso internazionale di medicina estetica Agorà, in programma dal 15 al 17 ottobre all’Allianz MiCo South – Milano Convention Centre, con 821 contributi scientifici e 566 relatori provenienti da 26 paesi e 4 continenti. Ieri, a Roma, presso l’Agenas, è stata presentata la prima Giornata nazionale per la sicurezza delle cure in medicina estetica, focalizzata sulla tutela della salute, la prevenzione dei rischi clinici e l’informazione dei cittadini che si avvicinano ai trattamenti medico-estetici.
Cosa si intende per “l’evidenza dà forma all’estetica”? “Per anni ci si è chiesti cosa fosse possibile realizzare. Oggi la vera domanda è: su quali dati basiamo le nostre scelte, e per quale tipo di paziente?” spiega Maurizio Cavallini, specialista in Chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica e presidente di Agorà. “Un nuovo dispositivo o una ‘tecnica virale’ sui social non costituiscono di per sé un’indicazione. Lo diventano solo quando esistono evidenze che dimostrano un reale beneficio e un rischio accettabile per quella specifica persona, considerando la sua anatomia”. Magda Belmontesi, specialista in Dermatologia e venereologia e vicepresidente di Agorà, aggiunge: “La medicina estetica influisce sull’immagine di sé ed è in questo ambito che deve essere valutata. La protezione inizia quando il paziente è in grado di distinguere tra una consultazione e una proposta commerciale. Un medico che ascolta, spiega le opzioni e sa dire di no rappresenta la prima garanzia per un buon esito”. Chi diffonde il metodo? Una comunità di medici e ricercatori, con la collaborazione di 22 società scientifiche al congresso. La Smiem, la scuola di Agorà, celebra il suo quarantesimo anniversario: “Un percorso quadriennale, almeno 200 ore di tirocinio e oltre 1.500 diplomati”, sottolineano i co-direttori, Nadia Tamburlin e Mario Mariotti.
La Giornata mondiale per la sicurezza dei pazienti, istituita dall’OMS nel 2019, si celebra il 17 settembre, data in cui l’Italia commemora anche la Giornata nazionale per la sicurezza delle cure. La medicina estetica ne era rimasta esclusa, poiché svolta prevalentemente in studi privati, lontano dall’ospedale, dove la cultura del rischio clinico ha preso piede. Quest’anno, però, ha una sua data: il 14 ottobre. Cosa può fare un cittadino? Seguire il decalogo diffuso da Agorà che comprende 10 verifiche su chi esegue il trattamento, dove e come. Per eventuali dubbi, è disponibile l’Help Desk gratuito della società scientifica. “Nel caso di complicazioni, Agorà, riconosciuto come ‘Centro di riferimento del ministero della Salute per la gestione delle complicanze correlate all’impiego di filler’, è pronto ad accogliere sia i pazienti che i medici”, afferma Cavallini. Al congresso verrà presentato anche un Position paper sull’autoregolamentazione della comunicazione social applicata anche ai medici: vietati ‘prima/dopo’ manipolati, sconti e immagini create con l’IA senza dichiarazione. “Il decalogo indica ai pazienti cosa verificare, mentre il Position paper suggerisce ai medici cosa evitare di fare: sono due facce della stessa medaglia”, conclude Claudio Plebani, segretario generale di Agorà. “Le regole esistono già, ma sono meno visibili rispetto ai risultati mostrati sui social. Una giornata nazionale e un documento di autoregolamentazione: la sicurezza delle cure in medicina estetica si fonda su entrambi.”
