Studio sul cancro al seno: come ridurre la recidiva del tumore

Studio sul cancro al seno: come ridurre la recidiva del tumore

5 0

30 settembre 2026 | 00:19

LETTURA: 3 minuti

“In Italia, ogni anno, oltre 53.600 nuovi casi di cancro al seno vengono diagnosticati (fonte Aiom-Airtum 2025), rendendolo il tumore più comune tra le donne di tutte le età. Di tali casi, circa il 70% è rappresentato da carcinomi ormono-positivi e Her2-negativi (He+/Her2-), una categoria con una prognosi generalmente favorevole, sebbene non priva di rischi di recidive, anche tardive.” In questo contesto, la Fondazione Umberto Veronesi Ets ha annunciato una novità: “Un innovativo progetto clinico che si aggiungerà alla piattaforma di ricerca e cura innovativa per il cancro al seno” sostenuta dall’ente. L’obiettivo è “valutare l’efficacia di un farmaco innovativo della classe degli anticorpi coniugati (Antibody–Drug Conjugates, Adc), il trastuzumab deruxtecan, che ha già dimostrato di aumentare la sopravvivenza nei casi di malattia avanzata, ma non è stato ancora studiato per le pazienti con malattia in fase precoce”.

“Questa tecnologia integra la capacità di un anticorpo di riconoscere selettivamente le cellule tumorali con l’azione di un potente agente chemioterapico, che viene trasportato direttamente all’interno delle cellule malate, agendo come un cavallo di Troia. Questo approccio permette di colpire il tumore in modo più mirato”, spiega Giuseppe Curigliano, professore di Oncologia medica all’Università degli Studi di Milano e direttore della Divisione Sviluppo di nuovi farmaci presso l’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, principale sperimentatore dello studio. La sperimentazione, che si svolgerà in collaborazione con l’Università di Harvard negli Stati Uniti, coinvolgerà oltre 500 pazienti provenienti da più di 30 centri di riferimento a livello nazionale.

“Nel dettaglio – illustra Carmine Valenza, oncologo ricercatore presso l’Università di Harvard e co-sperimentatore principale dello studio – il nuovo studio clinico, chiamato Eurycleia, coinvolgerà donne con tumore mammario Hr+/Her2- in fase precoce che, nonostante la chemioterapia preoperatoria, presentano al momento dell’intervento una malattia residua con caratteristiche biologiche aggressive. L’obiettivo è verificare se il trattamento con trastuzumab deruxtecan possa ridurre il rischio di recidive e migliorare le prognosi di guarigione a lungo termine, contribuendo a personalizzare ulteriormente le terapie per queste pazienti.”

“Come Fondazione, riteniamo essenziale investire in progetti di ricerca con un alto impatto clinico, in grado di tradurre le conoscenze scientifiche in miglioramenti tangibili per la qualità della vita e le opportunità di cura delle donne affette da questa malattia, grazie a un approccio sempre più personalizzato”, afferma Paolo Veronesi, presidente della Fondazione Umberto Veronesi e direttore del Programma di Senologia dell’Ieo. “Il nuovo progetto clinico, sviluppato nell’ambito della piattaforma della Fondazione Veronesi dedicata al cancro al seno, permetterà di valutare l’efficacia del trastuzumab deruxtecan anche per le pazienti con malattia in fase precoce, con l’obiettivo di favorirne l’inclusione nella pratica clinica.”

“La nostra piattaforma di ricerca e cura sul cancro al seno, così come le altre piattaforme di ricerca supportate dalla Fondazione Veronesi, rappresenta un passo strategico e innovativo nel sostegno alla ricerca scientifica di avanguardia”, conclude Valentina Gambino, coordinatrice delle piattaforme di ricerca e cura della Fondazione Umberto Veronesi. “In linea con la nostra visione scientifica, abbiamo deciso di concentrare sempre di più gli investimenti su progetti clinici e traslazionali che possano trasformare l’innovazione scientifica in benefici concreti per i pazienti nel minor tempo possibile. Per noi, mettere il paziente al centro significa proprio questo: accelerare il percorso che porta dalla scoperta alla cura, puntando su progetti di medicina di precisione che sappiano scoprire e sfruttare le caratteristiche molecolari di ogni tumore per personalizzare i trattamenti, migliorando la sopravvivenza e la qualità della vita.”

Fonte notizia