La mancanza di personale nei Pronto soccorso continua a essere uno dei problemi più critici per la sanità italiana. Tuttavia, secondo il Codacons, esiste un aspetto che merita maggiore attenzione: non è sufficiente sapere quanti medici sono presenti durante un turno, ma è fondamentale comprendere quali competenze e professionalità siano realmente disponibili in quel preciso momento.
“Un turno può apparire coperto sulla carta, ma potrebbe richiedere un equilibrio diverso tra le professionalità presenti – afferma Francesco Tanasi, Segretario Nazionale Codacons e Direttore editoriale di Sanitapress – In Pronto soccorso, si presentano situazioni in cui è necessario comprendere rapidamente cosa accade, prendere decisioni e intervenire in pochi minuti. In questi frangenti, l’esperienza e la possibilità di interagire rapidamente all’interno dell’équipe possono fare la differenza.“
Per il Codacons, l’incremento degli organici rimane fondamentale, ma la soluzione alla crisi dell’emergenza-urgenza non può essere esclusivamente numerica. Due turni con lo stesso numero di medici possono trovarsi in condizioni diverse di fronte a casi complessi, poiché è da considerare anche il bagaglio professionale e l’insieme delle competenze presenti.
Un ragionamento che, per l’associazione, non deve innescare una contrapposizione generazionale.
“I giovani medici sono essenziali e devono trovare nei Pronto soccorso un ambiente in cui crescere professionalmente – sottolinea Tanasi – È per questo che è cruciale che possano lavorare accanto a colleghi con una consolidata esperienza nell’emergenza. Non dobbiamo scegliere tra giovani ed esperti. Dobbiamo favorire la loro collaborazione, perché è così che si forgiano le professionalità di domani e, al contempo, si tutela chi accede oggi al Pronto soccorso.“
Il Codacons richiede pertanto al Ministero della Salute e alle Regioni di prestare maggiore attenzione, oltre alla necessaria verifica degli organici, alla composizione delle équipe nei diversi turni, tenendo conto delle specificità delle strutture, dei volumi di attività e della complessità dei pazienti assistiti.
Secondo il Codacons, un ulteriore aspetto cruciale riguarda la capacità del sistema sanitario di trattenere nell’emergenza-urgenza i professionisti che hanno acquisito nel tempo una notevole esperienza pratica.
“Quando un medico esperto lascia il Pronto soccorso, non perdiamo solo una unità di organico – prosegue Tanasi –. Perdiamo un capitale professionale e anche una parte fondamentale della trasmissione di conoscenze che consente ai colleghi più giovani di progredire. Un posto può essere nuovamente riempito con una assunzione. L’esperienza, però, richiede tempo per essere costruita.“
Per il Codacons, questa questione è direttamente legata alla sicurezza delle cure. L’organizzazione di un Pronto soccorso non può essere valutata solo sulla base del numero di professionisti presenti, ma deve considerare anche se l’équipe, nel suo complesso, è in grado di rispondere alle diverse situazioni di emergenza.
“Quando un paziente arriva in Pronto soccorso con un problema serio, non sa quanti medici siano effettivamente in servizio e non può conoscere la loro esperienza. Si affida semplicemente a coloro che trova dall’altra parte. Il nostro compito è garantire che, dietro quella porta, ci sia un’équipe nelle migliori condizioni per capire, decidere e intervenire quando non c’è tempo da perdere. È su questo punto che chiediamo al Ministero della Salute e alle Regioni di intervenire.” – conclude Tanasi.
Fonte: Ufficio stampa Codacons
