D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza ha dichiarato “irricevibile” la sentenza nel processo per lo stupro di una schermitrice 17enne tesserata per l’Uzbekistan, criticando in modo particolare le motivazioni che hanno portato all’assoluzione. Questa decisione, emessa il 18 maggio 2026 in rito abbreviato, è stata formulata con il termine “perché il fatto non sussiste”. Le motivazioni del gup Andrea Grandinetti sono state depositate il 14 agosto.
“Quella sentenza del processo per lo stupro di Fernanda Herrera è oscura: un esempio lampante di violenza istituzionale”, afferma l’associazione, sottolineando che il problema non si limita all’assoluzione, ma riguarda soprattutto “la totale incomprensibilità della motivazione”.
D.i.Re denuncia quella che ritiene “la solita vecchia ricerca della vittima perfetta: pare che Fernanda non fosse abbastanza ubriaca”.
L’associazione ribadisce quindi il proprio sostegno alla donna: “Fernanda, noi continuiamo a crederti, e sosteniamo che tu abbia il diritto a una sentenza chiara, con una motivazione che possa essere letta e compresa anche senza una laurea in filosofia o diritto”.
“Fernanda merita una motivazione, non una lezione di diritto con formule incomprensibili per la maggior parte delle persone”, prosegue D.i.Re, citando espressioni presenti nel provvedimento che includono “giustizia dossatica, dicotomia nomologica, latinorum vari”.
Secondo l’associazione, “le sentenze devono essere comprensibili per tutte le parti coinvolte e per la società”, poiché altrimenti si limita “l’accesso alla giustizia”.
D.i.Re torna infine a richiedere “una formazione obbligatoria e finanziata per tutti coloro che sono coinvolti nelle decisioni riguardanti donne sopravvissute alla violenza”. “Senza una profonda comprensione della violenza maschile sulle donne e della cultura dello stupro, non è possibile sradicare i modelli patriarcali presenti nella società”, conclude l’associazione, affermando che le dichiarazioni di intenti “restano solo parole vuote”.
