Filiera della Plastica in Sardegna: Aggiunta di 2.700 Tonnellate di Capacità per Stoccaggio Temporaneo

Filiera della Plastica in Sardegna: Aggiunta di 2.700 Tonnellate di Capacità per Stoccaggio Temporaneo

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Oltre 170 sindaci hanno partecipato, inclusi i sindaci metropolitani Massimo Zedda e Giuseppe Mascia. Presenti la presidente di ANCI Sardegna, Daniela Falconi, il presidente del CACIP, Beniamino Garau, l’amministratore unico di Tecnocasic, Sandro Anedda, il direttore generale del CIPNES Gallura, Aldo Carta, e i tecnici dell’Assessorato. CACIP e CIPNES Gallura hanno confermato il completamento delle misure di sicurezza antincendio per le nuove aree di stoccaggio temporaneo. La piattaforma CACIP sarà operativa da martedì 11 agosto e quella del CIPNES Gallura da mercoledì 12 agosto, con una capacità totale di circa 2.000 tonnellate.

A queste si aggiungono circa 700 tonnellate presso il sito di Scala Erre, rese disponibili grazie a un’ordinanza emessa dal Sindaco metropolitano di Sassari. Queste iniziative aiuteranno ad alleviare la pressione sulle piattaforme e a sostenere i conferimenti nelle settimane a venire.

È stato chiesto ai Comuni di verificare, dove possibile e nel rispetto delle normative tecniche ed ambientali, l’adozione di ordinanze contingibili e urgenti secondo l’articolo 191 del decreto legislativo n. 152 del 2006, individuando aree adatte per il deposito provvisorio. Alcuni Enti hanno già provveduto, mentre altri sono in fase di valutazione.

Queste misure sono temporanee e mirano a evitare che il rallentamento dei ritiri blocchi la raccolta. Il fattore cruciale rimane la prontezza con cui COREPLA (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica) ritirerà e riciclerà il materiale accumulato.

Le nuove aree forniscono un margine operativo, ma non possono sostituire la regolarità dei ritiri che il sistema nazionale deve garantire a Comuni e gestori. Senza flussi in uscita adeguati ai quantitativi raccolti, anche queste capacità saranno esaurite rapidamente. La Regione, i consorzi industriali e i sindaci stanno cercando di contenere gli effetti della crisi, ma non possono farsi carico stabilmente di una disfunzione nazionale.

La Regione sta monitorando la crisi sin dalle prime difficoltà emerse nel nord dell’Isola, estese poi al sud. Il problema coinvolge tutte le Regioni da quasi un anno ed è aggravato in Sardegna dall’insularità. Alla base ci sono la contrazione del mercato dei materiali riciclati e il rallentamento dei flussi verso gli impianti di recupero.

Il 29 giugno, l’Assessora Laconi, coordinatrice della Commissione Ambiente, Energia e Sostenibilità della Conferenza delle Regioni, ha organizzato un’audizione con i vertici di CONAI e COREPLA, che hanno confermato la portata nazionale del problema. L’8 luglio, la questione è stata sollevata con il viceministro Vannia Gava, richiedendo il coinvolgimento delle Regioni nel tavolo ministeriale; i confronti sono proseguiti il 20 e il 24 luglio con i Consorzi e nelle riunioni tecniche con gli enti gestori degli impianti. Con una lettera al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, diffusa il 25 luglio, l’assessora ha richiesto un intervento urgente del Governo per garantire la continuità e regolarità dei ritiri.

La richiesta continua a essere attuale: una crisi nazionale non dovrebbe ricadere su Regioni e Comuni, né essere affrontata con l’aumento dei depositi provvisori. La Sardegna ha attivato tutte le misure disponibili; ora il Governo deve assicurare la leadership nazionale e il sistema consortile deve onorare gli impegni presi.

“Rinnovo i miei ringraziamenti ai sindaci, ANCI Sardegna, CACIP, Tecnocasic e CIPNES Gallura per la loro rapidità e responsabilità. Le 2.700 tonnellate di capacità di stoccaggio temporaneo ci permettono di guadagnare tempo, ma non sono la soluzione: questo argine può reggere solo se COREPLA ripristina immediatamente ritiri regolari e adeguati ai quantitativi conferiti,” afferma l’Assessora Rosanna Laconi.

“Non è accettabile – conclude l’assessora Laconi – che una crisi nazionale venga scaricata sui Comuni e sulla Sardegna, che è particolarmente vulnerabile a causa della sua insularità. La Regione ha agito tempestivamente, ma le soluzioni locali non possono supplire indefinitamente alle mancanze del sistema nazionale. È tempo che il Governo intervenga e che il sistema consortile rispetti i propri obblighi: i costi e i rischi della crisi non devono ricadere sui Comuni e sui cittadini sardi.”

Durante la videoconferenza, l’assessora e il personale hanno anche chiarito che, allo stato attuale, non riscontrano le criticità nella raccolta del secco residuo, allerta causata da informazioni errate. L’aumento della raccolta differenziata e la conseguente riduzione del residuo rappresentano il risultato previsto dalla pianificazione e dalla gerarchia europea dei rifiuti, non un’emergenza né un motivo per ridurre la differenziata per alimentare gli impianti.

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