La Peste Suina Africana continua la sua espansione e anche in provincia di Arezzo cresce l’allerta tra gli allevatori. Se finora la regione è stata relativamente risparmiata dai casi più gravi visti in altre zone della Toscana, il pericolo rimane concreto, specialmente in un’area dove la popolazione di cinghiali è tra le più alte della regione, coinvolgendo ampie porzioni del Casentino, della Valtiberina, del Pratomagno e dell’Alta Valdichiana.
Per questo motivo, Cia Agricoltori Italiani Arezzo accoglie positivamente la nomina del Commissario straordinario per affrontare l’emergenza, ma sottolinea la necessità che le parole si trasformino rapidamente in azioni concrete.
L’appello giunge dopo il primo incontro della Cabina di Regia regionale sulla Peste Suina Africana, a cui ha partecipato anche Cia Toscana con il direttore Giordano Pascucci. Durante l’incontro, oltre agli aspetti sanitari e veterinari, è emersa l’urgenza di accelerare il contenimento della fauna selvatica, considerata il principale vettore per la diffusione del virus.
“Ci aspettiamo un cambiamento reale – afferma la presidente di Cia Arezzo, Serena Stefani –. La Peste Suina Africana sta espandendo le aree di sorveglianza e protezione, con gravi conseguenze per gli allevamenti colpiti. È fondamentale rafforzare il contenimento dei cinghiali, ma questo non basta. Per tutelare gli allevamenti è necessario investire seriamente nella prevenzione, sostenendo tutte le misure di biosicurezza indispensabili per ridurre il rischio di ingresso del virus nelle aziende.”
La problematica assume un’importanza strategica soprattutto in una provincia come Arezzo, dove le popolazioni di ungulati, preoccupazione costante per gli agricoltori a causa dei danni alle colture, rappresentano ora anche un rischio sanitario che potrebbe compromettere un settore produttivo cruciale per l’economia locale.
Per Cia Arezzo è quindi fondamentale abbinare al piano di contenimento dei cinghiali un piano straordinario di supporto agli allevamenti, finanziato da Stato e Regione Toscana, per permettere alle imprese di adeguare e rafforzare le misure di biosicurezza lungo l’intera filiera. Sono necessarie risorse specifiche per la realizzazione e il potenziamento di recinzioni, sistemi di controllo degli accessi, aree di sanificazione, procedure per il personale e i mezzi, gestione dei punti di carico e scarico, smaltimento dei sottoprodotti e di tutti i possibili punti di contatto tra fauna selvatica e allevamenti.
“La biosicurezza – conferma il Direttore Massimiliano Dindalini – non può gravare unicamente sugli allevatori. Si tratta di investimenti straordinari essenziali per proteggere un patrimonio produttivo strategico. È per questo che chiediamo a Stato e Regione di supportare economicamente le aziende nell’attuazione dei protocolli previsti, trasformando la prevenzione in una vera politica pubblica a difesa del settore.”
“Per rendere veramente efficaci gli interventi – conclude la presidente – è necessaria responsabilità, coordinamento e determinazione. Solo un’azione integrata, che combini il controllo della fauna selvatica, rigorosi protocolli di biosicurezza e adeguati sostegni economici per le imprese, può fermare la diffusione della malattia e proteggere gli allevamenti, la filiera suinicola e l’occupazione.”
L’organizzazione agricola rinnova infine la richiesta di istituire un fondo regionale destinato alle aziende colpite dalla Peste Suina Africana, sia per indennizzare gli allevamenti soggetti a abbattimenti o restrizioni, sia per finanziarie gli investimenti necessari a incrementare la biosicurezza e prevenire nuovi focolai.
L’obiettivo è duplice: eradicare la malattia e prevenire che un’emergenza sanitaria si trasformi in una crisi economica per uno dei settori più rilevanti dell’agricoltura aretina e toscana.
Fonte: CIA Arezzo – Ufficio Stampa
