La forza lavoro è principalmente composta da donne (52,8%), giovane (il 58,7% ha meno di 40 anni) e con una significativa presenza di stranieri (32,3%). L’81% occupa ruoli operai, con limitate opportunità di avanzamento. A livello regionale, il 70,4% dell’occupazione si concentra in sole tre province: Milano (46,3% con 121.605 dipendenti), Brescia (33.564) e Bergamo (29.700). Tra i 249.097 dipendenti registrati dal CNEL, il 98% è coperto da sei contratti collettivi nazionali (CCNL) confederali. Tuttavia, i contratti alternativi “pirata” creano forti disuguaglianze: i contratti confederali garantiscono annualmente tra i 3.278 e i 6.220 euro lordi in più a parità di profilo (andi a uno scostamento fino al 40,4%; un cameriere può perdere circa 4.717 euro all’anno). “Per raggiungere un vero salto di qualità – sottolinea Monteduro – stiamo avanzando proposte alla Regione Lombardia per vincolare i finanziamenti pubblici, i bandi e gli incentivi solo a quelle imprese che applicano i CCNL più rappresentativi e rispettano la sicurezza e i riposi. È necessario consolidare le ore dei contratti part-time e pianificare i turni con più anticipo, valorizzando il lavoro festivo/notturno e legando la formazione a reali progressi di carriera. Il settore turistico lombardo ha le condizioni per ridistribuire il valore prodotto. Il reale salto di qualità si avrà quando la crescita del settore si tradurrà in un aumento dei salari e della dignità del lavoro”.
– foto IPA Agency –
