Fumarola conclude il Comitato Esecutivo della Cisl: "L'IA può offrire un grande aiuto, ma deve essere regolamentata"

Fumarola conclude il Comitato Esecutivo della Cisl: “L’IA può offrire un grande aiuto, ma deve essere regolamentata”

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All’incontro, aperto dall’introduzione del segretario confederale della Cisl, Mattia Pirulli, hanno contribuito in modo autorevole Mons. Mauro Lalli, Arcivescovo e Nunzio Apostolico; don Simone Duchi, teologo e officiale della Segreteria di Stato; Marta Bertolaso, professoressa ordinaria di Logica e Filosofia della Scienza presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma; Leonardo Becchetti, economista e docente dell’Università di Roma Tor Vergata; Alec Ross, esperto di politiche tecnologiche della Bologna Business School.

“La nostra Confederazione è nata nella libertà, è cresciuta nella responsabilità, ed è radicata nella partecipazione. È fondamentale riconoscere nell’Enciclica di Papa Leone numerosi elementi chiave del pensiero della Cisl: la centralità della persona, il valore sociale del lavoro, il primato della comunità sugli egoismi, la necessità di governare l’economia e la partecipazione come strumento per rendere la trasformazione tecnologica più giusta e umana,” ha dichiarato la leader Cisl.

“Non siamo di fronte solo a una nuova generazione di strumenti digitali. Stiamo vivendo una scelta di civiltà. Una trasformazione che influisce su come lavoriamo, apprendiamo, curiamo, produciamo, consumiamo e prendiamo decisioni. È per questo che non dobbiamo dividerci tra chi prevede catastrofi e chi promette un paradiso tecnologico. Serve una consapevolezza condivisa sui rischi e le opportunità. La tecnologia non è mai assolutamente neutrale: dipende da chi la sviluppa, chi la possiede, gli interessi che la orientano, le regole che la disciplinano e il ruolo delle persone che lavorano,” ha aggiunto la segretaria generale della Cisl.

“Oggi, una parte significativa di questa trasformazione è nelle mani di pochi grandi attori globali. Entità private che non si limitano a fornire tecnologie, ma configurano anche gli ambienti in cui lavoriamo, comunichiamo, facciamo acquisti, ci informiamo e accediamo ai servizi. Questa concentrazione di potere non può essere trascurata dalle democrazie. L’Europa deve assumere un ruolo molto più incisivo, poiché la regolamentazione da sola non basta: sono necessari investimenti comuni, infrastrutture digitali, ricerca pubblica e indipendenza tecnologica. Oggi, la sovranità democratica include anche quella tecnologica. Questo significa collegare l’innovazione alla qualità e all’intelligenza del lavoro; senza di esse, il Paese non cresce,” ha ribadito Fumarola, aggiungendo che “l’intelligenza artificiale può servire come grande supporto. Può liberare tempo, ridurre mansioni ripetitive, migliorare diagnosi e rendere più efficienti servizi e processi. Tuttavia, diventa rischiosa se cerca di sostituire il giudizio umano, riducendo i lavoratori a mere esecuzioni di procedure stabilite altrove. Qui si presenta il rischio di delegare integralmente: si smette di pensare, scegliere e discutere. Le macchine non possono, pezzo dopo pezzo, sottrarci non solo alcune attività, ma il senso stesso del lavoro,” ha sottolineato Fumarola, confermando la postura innovativa della Cisl.

“La storia del nostro sindacato e del movimento democratico dei lavoratori non è quella di chi ferma il cambiamento, ma di chi lo rende più equo. Anche oggi, la questione non è rifiutare l’intelligenza artificiale, ma saperla gestire. Vogliamo un’IA favorevole all’essere umano e favorevole ai lavoratori; che non sostituisca la competenza delle persone ma la potenzi,” ha affermato. “Vogliamo un’IA che non annulli le abilità pratiche, ma le fortifichi. Che non diminuisca la rappresentanza, ma crei spazi per responsabilità condivise.”

Per Fumarola, “la formazione di massa rappresenta il grande discriminante sociale della transizione digitale. Senza competenze diffuse, l’intelligenza artificiale non emanciperebbe: selezionerebbe. Non aumenterebbe le opportunità: le consoliderebbe. Dove non si sostiene l’individuo, la transizione diventa esclusione. La formazione non deve essere episodica: deve trasformarsi in un diritto soggettivo lungo tutto il percorso lavorativo. Un diritto esigibile, certificabile e utilizzabile nelle transizioni.”

“L’Enciclica sottolinea l’urgenza di non lasciare il futuro nelle mani di poche oligarchie o poteri anonimi. Questa indicazione si ricollega con forza alla storia e alla proposta della Cisl. In assenza di partecipazione, la tecnologia si trasforma in tecnocrazia e i lavoratori sono costretti ad accettarla. La partecipazione non ostacola l’innovazione: la rafforza, perché la radica nella conoscenza concreta di chi lavora. Per questo il sindacato deve essere all’altezza: deve studiare, formare i propri quadri, essere competente nell’analisi, saper interpretare dati, modelli organizzativi e impatti sociali. Serve una rappresentanza capace di negoziare la modernità,” ha concluso la segretaria generale della Cisl.

– foto ufficio stampa Cisl –

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