La riflessione di Iezzi inizia con un cambiamento radicale: oggi, il vero obiettivo degli attacchi informatici non riguarda più solo computer, server o data center, ma colpisce direttamente noi. “Fino a oggi abbiamo visto la cybersecurity come qualcosa di remoto, esclusivo dei tecnici” – afferma l’esperto -. “Siamo concentrati sulla protezione di computer e reti, mentre la vera minaccia è rappresentata dalle nostre menti e dal nostro cervello”.
Il suo libro è concepito come una guida accessibile, affrontando i rischi quotidiani per i cittadini e la gestione della sicurezza informatica in organizzazioni complesse, e si rivolge anche a professionisti nel settore della cybersecurity che desiderano aggiornarsi.
Oggi, la cybersecurity ci coinvolge tutti, poiché viviamo circondati da dispositivi digitali. “Ognuno di noi ha un oggetto digitale sempre a portata di mano” – osserva Iezzi, riferendosi agli smartphone come un’estensione di noi stessi. Questi dispositivi contengono la nostra vita: dati personali, relazioni, abitudini e segreti. Anche le aziende non sono esenti, poiché gestiscono i loro flussi operativi e interazioni tramite questi strumenti. “Nessuna azienda oggi è priva di digitalizzazione”, ricorda Iezzi. “Un attacco a questi dispositivi espone i nostri dati, rendendoli vulnerabili a chiunque e potenzialmente utilizzabili per inganni contro di noi.”
Le conseguenze di un attacco informatico su un’azienda non si limitano a farne vacillare la produzione; influenzano direttamente i servizi forniti ai cittadini. Quando un attacco colpisce uno Stato – che eroga servizi tramite piattaforme digitali – l’impatto si riflette sull’intera comunità. “Quando parliamo di cybersecurity, stiamo parlando di un aspetto fondamentale della nostra vita” – enfatizza l’esperto -. “È intrinsecamente legata al nostro modo di vivere”.
Questo riconoscimento è supportato anche da recenti normative: numerose direttive europee hanno stabilito requisiti che aziende e pubblica amministrazione devono osservare. Un capitolo cruciale del libro esplora il tema della manipolazione dell’informazione. In un ecosistema comunicativo digitale, i dati che riceviamo – immagini, video, notizie, opinioni di influenti – plasmano la nostra comprensione del mondo e, di riflesso, le nostre opinioni. Ma cosa accade se queste informazioni sono alterate? “Dobbiamo chiederci se i dati siano genuini o manipolati” – spiega Iezzi -. “Una percezione formata su dati falsati può compromettere la nostra libertà digitale”.
In un contesto simile, il ruolo del giornalismo tradizionale – fondato su verifica e controllo delle fonti – diventa fondamentale. “In situazioni come queste, la verità del giornale, quello che si basa sull’accertamento e sulla verifica, è di estrema rilevanza.” Anche la connessione tra attacchi informatici e destabilizzazione sociale è un tema chiave.
Iezzi chiarisce che non tutti gli attacchi a infrastrutture critiche – come trasporti, banche, ospedali e reti energetiche – mirano esclusivamente al profitto immediato; spesso nascondono vere finalità geopolitiche. “Questi gruppi criminali ricevono supporto, finanziamenti e protezione da enti statali”, rivela l’esperto. “Il loro obiettivo è compromettere il tessuto sociale della comunità.” Interrompere il servizio di un aeroporto o un sistema bancario significa impattare sulla vita quotidiana delle persone: chi ha bisogno di raggiungere un familiare malato, pagare bollette o accedere a servizi essenziali. L’esito finale è la perdita di quel senso di sicurezza, un aspetto fondamentale che ogni governo deve garantire. In tale contesto complesso, la risposta deve andare oltre la mera tecnologia. “È una responsabilità collettiva” – afferma Iezzi -, che inizia con l’educazione e la sensibilizzazione di tutti, dagli adolescenti più vulnerabili ai vertici aziendali.”
È essenziale che le istituzioni preposte alla tutela dell’identità digitale collaborino con gli individui, affinché possano comprendere i rischi e adottare una consapevole igiene digitale. Oltre ai pericoli informatici tradizionali – virus, ransomware, violazioni dei dati – dobbiamo affrontare i rischi cognitivi: la capacità di discernere verità e false informazioni, riconoscere manipolazioni e valutare criticamente i dati prima di agire.
– Foto Italpress –
