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Sollicciano, Monni visita il carcere: “Accesso ai locali della salute mentale negato”

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“Esco da questa visita con forti preoccupazioni per il grave degrado della struttura e per le difficile condizioni di lavoro degli operatori sanitari. Inoltre, sento un’amarezza profonda per non aver potuto accedere ai locali dove è stata trasferita l’Articolazione per la tutela della salute mentale (Atsm)”. Così ha dichiarato l’assessora regionale alla sanità e alle politiche sociali, Monia Monni, al termine della visita al carcere di Sollicciano, effettuata insieme al direttore generale della ASL Toscana Centro, Valerio Mari.

Nelle sue dichiarazioni ai giornalisti all’esterno del carcere, l’assessora ha evidenziato in particolare la mancanza di accesso ai locali dell’Atsm, dove attualmente risiedono sei detenuti. “Ritengo sia un fatto gravissimo. Stiamo parlando di una struttura del sistema sanitario regionale che opera all’interno del carcere e quindi rientra nelle competenze dell’assessorato alla Sanità”.
“Attualmente – ha proseguito – il carcere sta attraversando una fase di riorganizzazione in seguito al legittimo provvedimento della magistratura, che ha disposto il sequestro preventivo di sette sezioni dell’istituto. Alcuni detenuti in condizioni particolarmente fragili sono stati sistemati in collocamenti temporanei. Sebbene abbiamo avuto la possibilità di dialogare con il personale sanitario, non ci è stato permesso di verificare le condizioni degli spazi in cui queste persone sono ospitate. Le condizioni ambientali sono, infatti, parte integrante della tutela della salute”.

L’assessora ha annunciato che la Regione richiederà un nuovo sopralluogo. “Faremo richiesta anche alla magistratura affinché ci venga concesso l’accesso e si possa portare a termine il nostro compito di verifica e tutela”.

Un altro aspetto di grande preoccupazione riguarda i trasferimenti dei detenuti a seguito del provvedimento della magistratura. “Al momento, non conosciamo le destinazioni delle persone trasferite. I nostri medici svolgono le valutazioni cliniche necessarie, ma queste vengono troppo spesso ignorate nelle decisioni sui trasferimenti. Non sappiamo in quali condizioni vengano spostati pazienti che sono, oltre ad essere detenuti, anche persone con bisogni sanitari molto complessi”.
Secondo Monni, questa situazione crea difficoltà anche nella programmazione dell’assistenza sanitaria. “Abbiamo bisogno di essere informati su dove vengono trasferite le persone e quali condizioni troveranno nelle strutture di destinazione. Dovremo inevitabilmente riorganizzare il nostro modello assistenziale per garantire la continuità delle cure e l’appropriatezza degli interventi. Per questo riteniamo essenziale il coinvolgimento del sistema sanitario nelle decisioni organizzative”.

Nel carcere di Sollicciano operano circa 120 professionisti del servizio sanitario regionale. Nel 2025 hanno svolto oltre 50 mila visite negli ambulatori delle cure primarie, erogato 21.539 prestazioni specialistiche interne e 2.839 prestazioni specialistiche esterne. “Sono donne e uomini – ha dichiarato l’assessora – che ogni giorno vanno oltre il proprio dovere per garantire cure e assistenza ai detenuti, che sono prima di tutto pazienti. Tuttavia, spesso non riescono nemmeno a far accompagnare le persone agli ambulatori e vengono chiesti di effettuare le visite direttamente nelle celle, con evidenti criticità sia a livello organizzativo sia per la sicurezza del personale”.

“Non posso fare a meno di applaudire tutti gli operatori e le operatrici che lavorano qui – ha commentato il Direttore generale della Asl Toscana Centro, Valerio Mari – Non è la prima volta che visito questo carcere e le condizioni, purtroppo, sono sempre più difficili. Nonostante ciò, l’assistenza e i servizi sanitari offerti all’interno dell’istituto sono di ottimo livello. Nell’ultimo anno abbiamo registrato circa 800.000 contatti tra detenuti e operatori sanitari. Questo equivale a 800.000 occasioni di visita, controllo, somministrazione di terapie o altri interventi assistenziali. Un dato che riflette l’enorme impegno profuso in questo ambito.”

I servizi sanitari all’interno di Sollicciano – sottolinea Mari – includono le cure primarie, il Serd, la psichiatria e da poco è stato nominato anche un responsabile per coordinare l’attività specialistica infettivologica degli istituti penitenziari. È inoltre presente un servizio infermieristico, un polo di radiodiagnostica strumentale, un polo odontoiatrico e c’è sempre un attivo collegamento con l’ospedale San Giovanni di Dio, per garantire la continuità delle cure”.

Durante il dialogo con i giornalisti, l’assessora Monni ha nuovamente sottolineato come, nonostante le temperature leggermente più miti registrate oggi, nei corridoi della struttura siano stati rilevati circa 34 gradi. “Questo è indicativo di quanto il carcere sia invivibile durante le ondate di calore e di come le condizioni ambientali impattino sulla salute sia delle persone detenute sia di chi vi lavora. È difficile immaginare che una struttura in queste condizioni possa adempiere alla funzione prevista dalla Costituzione se le persone vivono in ambienti spesso incompatibili con la dignità umana. In un contesto simile, è difficile parlare di percorsi di recupero, formazione o reinserimento sociale”.

Infine, l’assessora ha annunciato che la Regione continuerà il monitoraggio della situazione. “Torneremo a Sollicciano per verificare i locali dedicati alla salute mentale e visiteremo anche il carcere della Dogaia, dove molti detenuti sono stati trasferiti, per valutare l’impatto della riorganizzazione e verificare che il sistema sanitario sia in grado di garantire la continuità dell’assistenza e il diritto alla salute delle persone detenute”.

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