Pandemia: ricerca dell'Università di Pisa evidenzia carenze nei piani regionali per l'inclusività e la gestione dell'infodemia

Pandemia: ricerca dell’Università di Pisa evidenzia carenze nei piani regionali per l’inclusività e la gestione dell’infodemia

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Tre principali criticità emergono dai piani pandemici regionali italiani: la mancanza di inclusività ed equità, il ridotto coinvolgimento e la partecipazione di cittadini e comunità, e la gestione dell’infodemia. D’altro canto, è da segnalare la transizione verso un modello di comunicazione flessibile e resiliente, in grado di operare anche in contesti di incertezza, grazie a unità specializzate nel coordinamento dei flussi informativi e alla previsione di messaggi diversi per cittadini e operatori sanitari.

A comunicarlo è uno studio, pubblicato sull’autorevole rivista internazionale BMC Public Health, intitolato Mapping risk communication practices in public health emergencies: a scoping review and comparison with Italian regional pandemic plans. La ricerca è stata condotta dai ricercatori del Dipartimento di Ricerca Traslazionale e Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia dell’Università di Pisa, sotto la direzione della professoressa Caterina Rizzo, ordinaria di Igiene Generale e Applicata, nell’ambito del progetto CreSP – Comunicare il rischio nelle emergenze per la Sanità Pubblica, finanziato dal CCM – Ministero della Salute.

I risultati evidenziano che, nonostante il concetto di comunicazione del rischio in situazioni d’emergenza sia ben sviluppato nella letteratura scientifica, la sua applicazione pratica differisce notevolmente tra i vari livelli di governance. Il disallineamento tra le raccomandazioni scientifiche e i quadri istituzionali indica la necessità di un approccio nazionale più integrato e standardizzato, similare a quanto previsto nel “Piano nazionale di comunicazione del rischio pandemico”, adottato in sede di Conferenza Stato-Regioni, il quale stabilisce un quadro strategico e procedurale innovativo dove concetti come inclusività, gestione dell’infodemia e community engagement sono fondamentali e descritti chiaramente tramite la definizione di ruoli, responsabilità e strutture formali dedicate.

I risultati del nostro studio evidenziano l’urgente necessità di superare un modello di comunicazione puramente istituzionale e unidirezionale, che rischia di lasciare escluse le fasce più vulnerabili della popolazione proprio nei momenti di maggiore criticità – afferma Caterina Rizzo – Per affrontare con successo le future sfide epidemiche, è indispensabile un approccio di preparazione che integri stabilmente la gestione dell’infodemia, il social listening e il coinvolgimento attivo dei cittadini all’interno delle infrastrutture di sanità pubblica. Solo attraverso indicatori misurabili e una formazione mirata dei professionisti sul territorio potremo costruire un sistema resiliente, equo e capace di mantenere la fiducia della comunità.”

Lo studio ha confrontato i piani pandemici regionali del triennio 2021-2023 con la letteratura scientifica internazionale riguardante la comunicazione del rischio in emergenza. Sono stati analizzati oltre 10.000 articoli, di cui 173 sono stati inclusi nel confronto diretto con i documenti disponibili nelle Regioni italiane al momento della ricerca.

“Le popolazioni vulnerabili, incluse quelle con un basso livello di alfabetizzazione, barriere linguistiche o accesso digitale limitato, restano a maggior rischio di esclusione dai canali di comunicazione di emergenza, sottolineando l’esigenza di strategie di comunicazione adattate a diversi contesti culturali, linguistici e digitali” concludono i ricercatori.

Tuttavia, il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini rimangono marginali nei piani pandemici regionali esaminati, i quali continuano a concepire la comunicazione del rischio prevalentemente come un processo istituzionale unidirezionale e di tipo top-down. Infine, nei piani analizzati si trovano solo accenni teorici sulla lotta contro la disinformazione.

La scarsa integrazione della gestione dell’infodemia nei piani ufficiali contrasta con la crescente attenzione che questo tema ha ricevuto nella pratica internazionale della sanità pubblica” scrive lo studio dell’Università di Pisa. “Sebbene le evidenze solide sull’efficacia di queste strategie siano limitate, l’integrazione delle capacità di gestione dell’infodemia nei sistemi di preparedness può amplificare la capacità dei sistemi sanitari di anticipare e rispondere ai rischi legati all’informazione durante le emergenze sanitarie. In questo contesto, le strategie per combattere la disinformazione dovrebbero essere istituzionalizzate attraverso partnership con organizzazioni di fact-checking, media e attori della società civile” conclude la ricerca pubblicata da BMC Public Health.

Fonte: Università di Pisa – Ufficio Stampa

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