Dopo un decennio di crescita, la filiera italiana delle bioplastiche compostabili affronta una fase cruciale nella sua evoluzione. Per mantenere il valore generato, non basterà fronteggiare la crescente concorrenza internazionale in modo difensivo: sarà necessario reinventare il modello di business, aumentare gli investimenti in innovazione e rafforzare l’integrazione con le filiere più dinamiche del Made in Italy. Queste considerazioni emergono dall’indagine condotta dalla Sda Bocconi School of Management tra i produttori e trasformatori italiani, presentata oggi nel corso del 3° Forum delle Bioplastiche Compostabili, organizzato da Assobioplastiche e dal Consorzio Biorepack presso l’Auditorium Conciliazione di Roma.
“La ricerca evidenzia un processo di maturazione del settore”, osserva Francesco Bertolini, docente di Sostenibilità alla Sda Bocconi School of Management. “La pressione competitiva dall’Asia è un fattore importante, ma il vero problema è il posizionamento strategico della filiera. Se le bioplastiche compostabili vengono percepite come semplici commodity, sarà difficile competere con economie che operano su larga scala e con costi inferiori. La strada più promettente consiste nel valorizzarle come parti dei servizi ecosistemici, integrandole sempre di più con settori ad alto valore aggiunto come alimentare, cosmetico e farmaceutico, dove sostenibilità, innovazione e qualità sono elementi distintivi”.
La necessità di trasformazione è accentuata dall’evoluzione del contesto internazionale. Nel campo delle plastiche biobased, ad esempio, la produzione in Cina è triplicata in soli tre anni, passando da 0,8 a 2,5 milioni di tonnellate, con previsioni di ulteriore crescita nel prossimo decennio. Questo scenario rende sempre più difficile competere unicamente sul prezzo. I dati forniti da Plastic Consult mostrano che il 2025 ha rappresentato un periodo di consolidamento dopo anni di crescita. Attualmente, la filiera delle bioplastiche compostabili in Italia conta 252 aziende, 2.838 lavoratori, 119.100 tonnellate di prodotti e un fatturato complessivo di 656 milioni di euro. Rispetto al 2024, si registra una diminuzione del numero di imprese (-9,4%), dell’occupazione (-2,6%), del fatturato (-6,8%) e dei volumi produttivi (-2%).
In questo contesto, l’innovazione si prospetta come un elemento cruciale. Tuttavia, uno dei risultati più significativi dell’indagine Sda Bocconi è la scarsa priorità attribuita allo sviluppo di nuovi prodotti: solo il 7% degli operatori considera l’innovazione di prodotto una priorità. Questo segnale mette in luce ampi margini di miglioramento in un mercato dove la differenziazione tecnologica e l’integrazione con altri settori produttivi possono diventare fattori decisivi per la competitività.
Gli investimenti in ricerca rimangono fondamentali per migliorare ulteriormente la termoresistenza, le proprietà meccaniche e ottiche, le caratteristiche barriera e la processabilità dei prodotti, mantenendo contemporaneamente sostenibilità e competitività economica. L’innovazione rappresenta anche il modo migliore per valorizzare una delle caratteristiche distintive delle bioplastiche compostabili: la loro capacità di integrarsi in un sistema di gestione della frazione organica. Come sottolineato da Fabrizio Adani, docente di Chimica e Pedologia agraria e forestale all’Università degli Studi di Milano, questi materiali possono contribuire a ridurre l’accumulo di microplastiche nell’ambiente e, se gestiti correttamente attraverso digestione anaerobica e compostaggio, divengono parte di un modello circolare capace di produrre compost e biometano, restituendo valore al suolo e contribuendo alla decarbonizzazione.
Su questo fronte, il sistema italiano mostra risultati particolarmente significativi. Il modello di responsabilità estesa del produttore sviluppato da Biorepack continua a rafforzare la raccolta differenziata della frazione organica e la valorizzazione finalizzata degli imballaggi compostabili. Secondo la Relazione di Gestione e il Piano Specifico di Prevenzione 2025 del Consorzio, il tasso provvisorio di riciclo degli imballaggi in bioplastica compostabile ha raggiunto il 52,5%, superando gli obiettivi europei. Parallelamente, gli accordi con i Comuni e gli enti gestori della raccolta differenziata si avvicinano all’80%, con oltre il 90% della popolazione servita.
“Il Forum di oggi dimostra che la filiera italiana delle bioplastiche compostabili possiede competenze, tecnologie e capacità innovative che rappresentano un patrimonio strategico per il Paese”, commenta Armido Marana, neopresidente di Biorepack. “La sfida dei prossimi anni sarà trasformare queste competenze in un vantaggio competitivo distintivo, rinforzando il legame con le eccellenze del Made in Italy e valorizzando il contributo che le bioplastiche compostabili possono offrire alla transizione ecologica, all’economia circolare e alla competitività delle nostre imprese”.
Per mettere in risalto le migliori pratiche sviluppate dagli operatori della filiera, durante il Forum Biorepack e Sda Bocconi hanno conferito un Attestato di Merito a tre aziende che si sono distinte per il loro contributo alla sostenibilità e all’innovazione del settore: la siciliana Agriplast, per la misurazione dei benefici ambientali generati dall’innovazione; l’umbra Polycart, per la sperimentazione di nuove applicazioni e prodotti compostabili; e la pugliese Progeva, per il suo ruolo nella promozione del riciclo organico attraverso la produzione di compost e biometano.
