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Frutti dei Sogni: Rottura al Tavolo tra Sindacati, Azienda e Regione

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È arrivata alla rottura la trattativa tra Regione Toscana, le organizzazioni sindacali e l’azienda Frutti dei Sogni (parte del gruppo Fratelli Beretta, leader nel settore salumi), che ha deciso di chiudere il proprio stabilimento a Sinalunga (Siena) trasferendo alcune produzioni nel secondo sito che possiede in provincia di Pistoia. “Abbiamo accolto con amarezza il risultato di questo tavolo di crisi – afferma Valerio Fabiani -; ci troviamo di fronte a una parziale delocalizzazione e desideriamo che ci sia la massima trasparenza: chiederemo agli organi di Governo competenti di fare luce su questa situazione e sulla delocalizzazione realizzata, per verifiche secondo il nuovo Codice degli incentivi introdotto dal Governo”.

Il consigliere per il lavoro e le crisi aziendali di Eugenio Giani ricostruisce quanto accaduto dopo il tavolo in plenaria tenutosi martedì 16 giugno. La rottura si è verificata su più fronti, a partire dalle difficoltà nelle relazioni sindacali e dai rapporti che nel frattempo si erano instaurati con la Regione dopo l’apertura del tavolo di crisi. Infatti, le organizzazioni di categoria hanno segnalato che, a loro insaputa, sono stati stipulati singoli accordi di conciliazione con i lavoratori, tramite un’altra sigla sindacale che da Milano ha contattato i singoli dipendenti. “Siamo certi che l’azienda, supportata da Confindustria, abbia operato correttamente secondo le normative, ma non ha rispettato le relazioni sindacali; le organizzazioni coinvolte sono state escluse dal dialogo, e l’azienda non ha informato la Regione, che aveva attivato il tavolo su richiesta dei sindacati”, commenta Fabiani.

Un ulteriore motivo di rottura nella seduta di martedì è dovuto alla questione di cosa rimarrà a Sinalunga con la chiusura dello stabilimento: “Nulla – spiega Fabiani -; non è stato possibile persuadere l’azienda a rivedere la propria decisione, e non sembra vi siano possibilità di reindustrializzazione o di un passaggio delle attività, anche a causa delle difficoltà legate all’immobile. L’azienda ha anche rifiutato di compiere un gesto di solidarietà verso il territorio, a differenza di quanto accaduto in altre situazioni, come nel caso di Alival a Ponte Buggianese, dove l’azienda in chiusura ha messo a disposizione risorse per l’amministrazione comunale, utilizzate per opere sociali.”

Fonte: Regione Toscana – ufficio stampa

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