Il principio guida delle nuove misure è “mantenere in equilibrio crescita e diritti:” È fondamentale diffondere competenze tramite formazione mirata fin dai primi livelli scolastici, sulla base dei diversi settori professionali. Inoltre, è essenziale garantire la protezione delle persone nei contesti lavorativi, assicurare l’accesso alla giustizia in caso di danno, introdurre sanzioni penali per le violazioni più gravi, coordinare le autorità competenti e investire in modo da sviluppare un sistema nazionale robusto e competitivo.
Il governo italiano, spiega Palazzo Chigi, “è pioniere in Europa grazie all’approvazione del primo quadro normativo nazionale organico sull’intelligenza artificiale, in piena conformità con l’AI Act europeo.” Questi progetti di decreti legislativi saranno esaminati “dai parlamentari, dalla Conferenza delle Regioni e dalle autorità competenti.”
I decreti sono allineati e rispettosi dell’AI Act europeo (Regolamento UE 2024/1689): “non si propone un sistema normativo alternativo a quello europeo, ma ne garantiscono l’implementazione all’interno dell’ordinamento italiano.” Fino ad ora, sia durante la stesura della legge, sia adesso con il lavoro sui decreti, il Governo “ha mantenuto un dialogo continuo con la Commissione europea, sia in ambito informale con incontri, sia formalmente attraverso la procedura di notifica di alcune sezioni della legge sull’IA.”
La realizzazione dei decreti delegati “integra tutte le osservazioni emerse da questi colloqui bilaterali, rispettando la completezza della normativa UE sui requisiti fondamentali dei sistemi di IA, evitando sovrapposizioni.” Pertanto, il quadro attuativo italiano “non solo non contraddice il regolamento europeo, ma lo completa per quelle tecniche di disciplina che rientrano nella competenza dello Stato,” evidenzia Palazzo Chigi. Le norme “delineano un framework di garanzie affinché l’innovazione tecnologica prosegua al servizio dell’individuo, della sua dignità e dei suoi diritti fondamentali.”
LE DICHIARAZIONI DELLA MINISTRA CALDERONE
LE PAROLE DEL MINISTRO VALDITARA
LA MINISTRA BERNINI IN CONFERENZA STAMPA
PIANTEDOSI “USO TECNOLOGIE PER SICUREZZA, NO A POLIZIOTTO AUTOMATIZZATO”
“Il decreto appena approvato regola per la prima volta in maniera sistematica l’uso dell’intelligenza artificiale nelle forze di polizia: l’obiettivo è fornire alle funzioni di sicurezza tecnologie all’avanguardia. L’intelligenza artificiale è un supporto innovativo nell’attività degli agenti di polizia, non un sostituto delle decisioni umane: ogni applicazione deve rispettare le normative sulla protezione dei dati personali, essere proporzionata e soggetta a revisione o sorveglianza umana qualificata; non si tratta dunque di un’agenzia di polizia automatizzata. Le norme per l’identificazione biometrica in tempo reale a fini di polizia sono rigorose: questa è consentita solo in circostanze eccezionali.” Così ha dichiarato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri. “Non esiste un Grande Fratello generalizzato, è vietato l’uso di banche dati biometriche create tramite raccolta massiva: sono previsti corsi di formazione specifici per gli operatori di polizia e opportunità di testare soluzioni innovative di intelligenza artificiale in scenari ad alto rischio”, ha spiegato.
“L’uso in tempo reale, anche prima della commissione di crimini, è consentito in caso di pericolo o minaccia specifica, o per localizzare persone scomparse o vittime di traffico, sequestro e sfruttamento sessuale: è comunque necessaria una richiesta da parte delle autorità di pubblica sicurezza indirizzata alla Procura della Repubblica, seguita dall’autorizzazione dell’autorità giudiziaria”, ha aggiunto Piantedosi. “È prevista anche la conservazione dei dati biometrici raccolti per soli sette giorni con successiva cancellazione automatica, la registrazione delle operazioni per cinque anni senza possibilità di modifiche, il divieto di fare affidamento esclusivo sul riconoscimento facciale per decisioni che possano nuocere a una persona e il divieto di tutte le forme di identificazione biometrica generalizzata e non mirata, se non collegate a un reato specifico o a un procedimento penale”, ha concluso il ministro.
