Incendio alla Delca Energy, le reazioni dalla politica: "Un campanello d'allarme"

Incendio alla Delca Energy, le reazioni dalla politica: “Un campanello d’allarme”

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Il rogo di Lugnano, ubicato nel comune di Vicopisano, rimane al centro dell’attenzione. Non solo dal punto di vista informativo, con le ultime novità, ma anche per le reazioni politiche. Qui sotto riportiamo varie opinioni dopo l’incidente dell’8 giugno in provincia di Pisa.

Così si è espresso Michele Conti, sindaco di Pisa, sul suo profilo Facebook.

“Ho richiesto aggiornamenti dettagliati ad Arpat riguardo alla qualità dell’aria e alle potenziali ricadute di polveri. I dati attualmente disponibili, ottenuti dalle centraline di monitoraggio a Pisa, non mostrano variazioni significative rispetto ai giorni precedenti. Anche gli indicatori principali monitorati sono ben al di sotto dei limiti consentiti”.

“Da oggi Arpat avvierà operazioni specifiche di campionamento e analisi delle ricadute al suolo, focalizzandosi soprattutto sulle aree vicine all’incendio, escludendo il territorio del Comune di Pisa. Le condizioni meteorologiche, come riferito dai tecnici, stanno migliorando; la direzione del vento è cambiata e l’odore forte percepito in città stamani si è gradualmente attenuato fino a scomparire”.

“L’odore nell’aria può causare disagio e preoccupazione, ma non è un motivo sufficiente per implementare misure straordinarie: comprendo le giuste ansie dei cittadini, ma i sindaci devono prendere decisioni in tempo reale basandosi su dati oggettivi e su valutazioni delle autorità competenti, in primis Arpat, considerando anche l’importanza di garantire il regolare funzionamento dei servizi essenziali”. E ha aggiunto che le informazioni attualmente disponibili non giustificano “provvedimenti come la chiusura delle scuole o la sospensione delle attività a Pisa”.

“L’incendio delinea ancora una volta quanto sia vulnerabile il sistema toscano, costretto ad accumulare enormi quantità di materiali poiché la Regione non è in grado di completare il ciclo dei rifiuti. Nel corso degli ultimi mesi, incendi in diversi impianti di trattamento e stoccaggio hanno colpito varie province, rivelando una problematica non episodica ma sistemica, espressione di una politica regionale inefficace.

Tenendo il massimo rispetto per le aziende coinvolte, il problema risiede nella gestione regionale, che continua a procrastinare decisioni sugli impianti di smaltimento e valorizzazione finale, nonostante il nuovo Piano dell’economia circolare. Questi rinvii costringono la Toscana a diventare un’area di stoccaggio sempre più estesa, con crescenti rischi per la sicurezza, l’ambiente e la salute dei cittadini. È fondamentale compiere quel passo avanti che la sinistra, finora, ha esitato a realizzare con scelte precise e illuminate”.

“Trovo estremamente inopportuno utilizzare un evento grave come l’incendio della Delca Energy di Vicopisano per alimentare polemiche politiche sul sistema regionale dei rifiuti. In questo momento, è prioritario monitorare l’evoluzione della situazione, garantire la massima protezione dell’ambiente e della salute dei cittadini e sostenere il lavoro di Vigili del Fuoco, ARPAT e delle altre entità coinvolte nella gestione dell’emergenza”.

Questo è quanto ha affermato l’assessore regionale all’ambiente David Barontini in risposta alle affermazioni del parlamentare della Lega Manfredi Potenti, che aveva associato il rogo nell’impianto Delca Energy alle politiche regionali sui rifiuti.

“Collegare l’incidente alle scelte della Regione Toscana in materia di economia circolare è una strumentalizzazione della realtà. L’incendio non ha nulla a che vedere con presunti ritardi nella gestione dei rifiuti e sfruttare questo evento per avvalorare tesi politiche predefinite rischia solo di generare confusione e allarmismi”.

Barontini ha quindi esortato a attendere le indagini delle autorità competenti prima di trarre conclusioni e ha sottolineato l’importanza di mantenere l’attenzione sulla gestione dell’emergenza e sulla protezione delle comunità interessate. “In queste ore è necessario evitare speculazioni e rispettare il lavoro degli operatori sul campo, così come delle comunità coinvolte, meritevoli di risposte concrete e non di polemiche emotive”.

“Non va trascurata nemmeno la crisi strutturale che da tempo affligge il settore del riciclo della plastica, richiedendo azioni a livello europeo e nazionale per supportare il comparto; sarebbe errato porre una relazione diretta tra questo e incidenti di questo tipo, che necessitano la massima attenzione da parte degli enti per la sicurezza e la prevenzione” ha concluso Barontini.

Questa mattina, uscendo di casa alle sette, ho percepito già l’odore di plastica bruciata in aria.

Quanta della plastica che brucia è davvero necessaria? La produciamo, la utilizziamo solo per pochi minuti e poi la scartiamo. Diventa rifiuto da separare, stoccare e possibilmente riciclare, ma resta all’interno di un ciclo fragile, costellato di rischi.

Durante il tragitto per recarmi al lavoro, ho letto il comunicato di Legambiente Valdera riguardante l’incendio alla Delca Energy. Ho trovato utile perché amplia la discussione oltre le giuste cautele evidenziate dalle amministrazioni locali. La questione è più ampia: quale modello di produzione, consumo e gestione rifiuti stiamo promuovendo?

Nell’area pisana e in Valdera si concentra una percentuale molto significativa di rifiuti rispetto al totale regionale: impianti, stoccaggi, materiali combustibili, traffico, rischi industriali.

Adesso, nel breve termine, il minimo che possiamo fare è ringraziare chi si sta adoperando per gestire questo disastro ambientale: Vigili del Fuoco, operatori della Protezione Civile, tecnici e amministratori.

Per questo motivo, però, rimane una questione di buon senso. Se alcuni Comuni della zona interessata, come Cascina e Vicopisano, hanno scelto, per precauzione, di chiudere le scuole, sarebbe opportuno capire perché nella nostra città sia stata presa una decisione diversa. Non per fomentare polemiche, ma perché, di fronte a eventi di tale natura, il principio di precauzione dovrebbe essere il criterio più chiaro e condiviso.

Anche solo sentendo l’aria sgradevole di questa mattina, la situazione non appare tale da rendere superflua ogni cautela. Sarebbe utile avere spiegazioni dettagliate e decisioni il più omogenee possibile tra territori colpiti dallo stesso evento.

L’incendio che ieri mattina ha interessato l’impianto Delca Energy di Vicopisano rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme che istituzioni e aziende non possono più trascurare. Mentre una gigantesca nube nera si alzava sopra case, scuole, campagne e luoghi di lavoro, migliaia di cittadini hanno dovuto confrontarsi nuovamente con paura, incertezze, informazioni parziali e rischi potenziali per la salute.

Non possiamo accettare che il richiamo all’economia circolare venga utilizzato come scusa per concentrare grandi quantità di materiali altamente infiammabili in territori già soggetti a una pressione ambientale insostenibile. Il riciclo è fondamentale, ma non può diventare un’armatura per nascondere carenze nei controlli, nella pianificazione e nella sicurezza.

La situazione è evidente: la Valdera continua a sostenere un carico sproporzionato di impianti per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti, gestendo una fetta enorme dei rifiuti prodotti in Toscana, quasi la metà del totale. Tutto ciò è collocato a pochi passi da un’altra area, il Comprensorio del Cuioio, anch’essa pesantemente gravata da grandi impianti di depurazione regionali. È inevitabile che tale concentrazione aumenti il rischio di incidenti, incendi e impatti ambientali, oltre a rappresentare un ostacolo per quantificare i danni subiti, data la saturazione dell’area da vari punti di vista. Pertanto, chiediamo un confronto pubblico immediato sulla redistribuzione degli impianti e sulla sostenibilità complessiva del sistema regionale.

Non ci troviamo di fronte a un evento isolato. Nel 2020 la Delca Energy era già stata colpita da un grave incendio. Nel 2024 un altro vasto rogo ha coinvolto l’impianto Geofor di Pontedera. A questi si aggiungono incendi recenti in altri siti di stoccaggio e trattamento dei rifiuti in Toscana. Quando gli incidenti si ripetono con tale frequenza, non possiamo più definirli sfortunati o eccezionali: si tratta di un problema strutturale che necessita di risposte politiche e industriali immediate. Lo stesso si applica ai procedimenti giuridici e alle indagini riguardanti reati ambientali, da Demetra a Blue Mais, fino al processo Keu, che peraltro hanno riguardato sempre di più questi territori.

La priorità assoluta deve essere la tutela della salute pubblica. La combustione di materiali plastici può rilasciare sostanze estremamente pericolose, comprese diossine e furani, che possono contaminare l’aria, il suolo e la catena alimentare. Per questo chiediamo verifiche tempestive, indipendenti e trasparenti, con la pubblicazione totale dei dati raccolti dagli enti preposti e aggiornamenti costanti per la popolazione.

Allo stesso tempo è cruciale fare chiarezza sulle cause dell’incendio. Se verranno accertate responsabilità, omissioni o violazioni delle norme di sicurezza, dovranno esserci conseguenze chiare. È imperativo esaminare senza risparmi lo stato degli impianti, le quantità effettivamente stoccate, l’adeguatezza dei sistemi antincendio e il rispetto delle prescrizioni autorizzative.

Inoltre, c’è una questione che non può più essere tralasciata: il mercato delle plastiche riciclati è in crisi profonda e una percentuale sempre maggiore di materiali rimane accumulata nei depositi per lunghi periodi, incrementando i rischi ambientali e industriali. Continuare a produrre ingenti quantità di plastiche difficili o impossibili da riciclare significa alimentare una filiera che riversa sui territori costi, pericoli e inquinamento.

Per questa ragione, serve una svolta radicale. È necessario ridurre alla fonte la produzione di materiali non riciclabili, introdurre una fiscalità che penalizzi gli imballaggi problematici e incentivare con decisione l’uso di materiali realmente riutilizzabili, riciclabili o compostabili. La vera economia circolare non è accumulare montagne di rifiuti in attesa di una destinazione, ma ridurre la quantità di rifiuti prodotti. Non è possibile nel 2026 che le merci siano tracciate meglio dei rifiuti, soggetti negli ultimi decenni a processi che li hanno trasformati in un prodotto, soggetti a leggi di mercato ma non a una rintracciabilità aggiornata con mezzi e metodi all’avanguardia.

Infine, chiediamo un rafforzamento immediato dei controlli pubblici sugli impianti a rischio, maggiori investimenti nella prevenzione e l’introduzione di standard di sicurezza più rigorosi. Non bastano certificazioni e adempimenti burocratici: sono necessarie verifiche continue, tecnologie avanzate di monitoraggio e sistemi di spegnimento adeguati ai materiali trattati.

Dopo ogni incendio arrivano promesse, rassicurazioni e comunicati. I cittadini della Valdera meritano di più: verità, trasparenza e la certezza che la loro salute venga messa al primo posto. Perché nessuna comunità deve essere sacrificata in nome del profitto e nessun territorio può continuare a vivere nell’attesa del prossimo incendio.

“Negli ultimi dodici mesi, da giugno 2025 a giugno 2026, in Toscana si sono verificati svariati incendi in impianti di trattamento, stoccaggio o trasferimento di rifiuti. Si tratta di eventi documentati da ARPAT e dai Vigili del Fuoco, che hanno pubblicato comunicati tecnici e aggiornamenti in occasione di ciascun evento. Gli incendi hanno colpito, tra gli altri: Scapigliato – Rosignano Marittimo, ReLife Recycling – Capannori, ERSU Pioppogatto – Massarosa, ALIA San Donnino – Firenze, Green 4 – Borgo a Mozzano, Delca Energy – Vicopisano e il sito di trasferenza Sei Toscana – Valpiana. In ogni singolo caso, ARPAT ha condotto sopralluoghi e monitoraggi ambientali, fornendo indicazioni alla popolazione e rinviando agli accertamenti dei Vigili del Fuoco per determinare le cause”, affermando ciò Elisabetta Mazzarri, consigliera comunale civica di San Giuliano Terme.

“Questi elementi sono pubblici e verificabili. Un dato altrettanto verificabile: manca un quadro regionale unico e aggiornato. Ad oggi, non è stato pubblicato — né sul sito della Regione Toscana, né sugli ATO, né su ARPAT — un documento che raccolga in modo organico e aggiornato: l’elenco completo degli incendi negli impianti di rifiuti negli ultimi anni, le cause accertate dai soggetti competenti, l’eventuale classificazione tra eventi accidentali, colposi o dolosi, gli esiti di eventuali procedimenti giudiziari, le ispezioni effettuate prima e dopo gli incendi, le misure adottate per prevenire il ripetersi di tali episodi”, conclude Mazzarri.

“Non è un’interpretazione, è la constatazione di un’assenza di dati pubblici centralizzati, verificabile da chiunque consulti i siti istituzionali. Non è un’accusa, si tratta di una richiesta di trasparenza. La mia posizione non riguarda le cause dei singoli incendi, che competono esclusivamente agli organi tecnici e giudiziari. Non riguarda attribuzioni di responsabilità. Non riguarda ipotesi o valutazioni non supportate da atti ufficiali. Riguarda un principio fondamentale: la trasparenza dei dati ambientali e l’accessibilità per i cittadini. In una democrazia matura, la protezione dell’ambiente richiede: informazioni pubbliche e aggiornate, monitoraggi indipendenti, controlli periodici e comunicazioni chiare e tempestive. Intervenire dopo un incendio è necessario, prevenirlo è imperativo”, afferma Mazzarri.

“La ripetizione degli incendi in impianti e territori diversi evidenzia l’utilità — e necessità — di un quadro regionale unico, che consenta di valutare l’andamento del fenomeno, misurare le misure di prevenzione, verificare la frequenza e l’esito dei controlli, rinforzare la pianificazione degli impianti e garantire ai cittadini informazioni complete e trasparenti. Questa è una richiesta istituzionale, basata su fatti e bisogni di interesse pubblico. La domanda non è solo: ‘Cosa è successo?’ ma anche: ‘Perché continua a succedere?’ Finché non sarà pubblicato un quadro completo, aggiornato e trasparente, continueremo a chiederlo”, conclude Mazzarri.

«Di fronte a un evento grave come l’incendio del 8 giugno presso il sito Delca di Vicopisano, il nostro compito è chiedere chiarezza e garantire ai cittadini informazioni certe e complete. Non ci interessano polemiche o speculazioni politiche, ma vogliamo fare luce su quanto accaduto e sulle eventuali conseguenze per il territorio di Cascina».
Lo afferma Elena Meini, Consigliere comunale della Lega a Cascina, annunciando l’intenzione di presentare un interrogazione specifica in Consiglio comunale appena completato l’insediamento del nuovo Gruppo consiliare.
«La vasta colonna di fumo generata dall’incendio è stata visibile da gran parte dell’area pisana e ha indubbiamente suscitato preoccupazioni tra cittadini, famiglie e attività. Di conseguenza riteniamo fondamentale conoscere quali comunicazioni siano pervenute al Comune di Cascina da ARPAT, ASL, Prefettura e altri enti competenti, oltre agli esiti delle rilevazioni ambientali sulla qualità dell’aria e le eventuali ricadute nel nostro territorio».
«La nostra iniziativa – prosegue Meini – nasce unicamente dall’esigenza di tutelare la salute pubblica e l’ambiente. I cittadini hanno il diritto di sapere se vi siano stati impatti sul territorio comunale e quali azioni siano state messe in atto dall’amministrazione per monitorare la situazione e informare la popolazione».
«Se vi saranno responsabilità o danni legati a quanto accaduto, chi ne è responsabile dovrà rispondere pienamente. Ma ora la priorità è diversa: accertare i fatti, acquisire tutti i dati disponibili e garantire la massima trasparenza. In questo senso, chiediamo che siano chiarite le cause dell’incendio, le misure di sicurezza operative e il monitoraggio attuato dagli enti preposti».
«In circostanze come questa non servono allarmismi né strumentalizzazioni. Ci vogliono rigore, trasparenza e rispetto per i cittadini. È questo lo spirito con cui la Lega presenterà la propria interrogazione in Consiglio comunale», conclude Meini.

Con la presente, in merito all’incendio avvenuto l’8 giugno 2026 presso lo stabilimento Delca Energy di Vicopisano, ubicato nella zona industriale di Lugnano-Noce, chiediamo gentilmente di sapere se, alla luce delle norme vigenti in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, sussistano le condizioni di sicurezza per la permanenza prolungata del personale scolastico all’interno dei locali dell’Istituto. Tale richiesta deriva dalla particolare natura dell’impianto coinvolto, connesso allo stoccaggio e al trattamento di materiali destinati alla produzione di combustibili alternativi, derivanti dal trattamento di rifiuti, inclusa una predominanza di plastica.

La combustione di tali materiali può comportare emissioni di sostanze potenzialmente nocive, la cui effettiva presenza e concentrazione può essere accertata solo mediante specifiche valutazioni ambientali da parte degli enti competenti. È essenziale garantire la piena sicurezza degli ambienti scolastici e della qualità dell’aria interna ed esterna.

Si segnala, infine, che i comuni della zona hanno adottato misure precauzionali, tra cui la chiusura di finestre e porte, il blocco degli impianti di ventilazione esterna e la limitazione delle attività all’aperto, in attesa degli accertamenti ambientali da parte di ARPAT e dell’Azienda USL Toscana Nord Ovest. Inoltre, è importante sottolineare che le operazioni di scrutinio prevederebbero la presenza di docenti e personale ATA in locali chiusi per un periodo di tempo molto prolungato, indicativamente dalle 8:00 alle 20:00. A tal fine, si richiama il D.Lgs. 81/2008, in particolare per quanto concerne l’obbligo del datore di lavoro di valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, anche in contesti emergenziali, e adottare le necessarie misure per proteggere il personale.

Si richiama, infine, l’art. 2087 del Codice civile, che impone al datore di lavoro di prendere tutte le misure necessarie per tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori. Va ricordato che ci sono docenti e personale in condizioni di vulnerabilità, sui quali questa situazione potrebbe avere ripercussioni particolarmente negative. Si rilevano preoccupazioni in merito, come attestato dalle numerose richieste e domande che abbiamo ricevuto nelle ultime ore da parte del personale scolastico.

“L’incendio che ha coinvolto la Delca Energy di Lugnano (PI) solleva interrogativi che superano la gestione dell’emergenza immediata. Non è sufficiente raccogliere e differenziare correttamente i rifiuti: è essenziale seguire l’intero ciclo, promuovendo campagne per ridurre la produzione di alcuni rifiuti, come la plastica, fino al recupero, al riciclo e allo smaltimento finale, implementando adeguate misure di attenzione, prevenzione e sicurezza per evitare episodi gravi nel trattamento del rifiuto residuo”.

Queste considerazioni sono state espresse dal coordinamento regionale di Sinistra Civica Ecologista.

“Il fumo nero sprigionato dalla combustione di materiali plastici porta con sé sostanze estremamente pericolose, sia in forma di polveri che di aerosol. Questi ultimi possono penetrare anche in zone lontane dall’impianto e contenere microinquinanti come idrocarburi policiclici aromatici, diossine e furani, che possono entrare nelle catene alimentari e causare danni a lungo termine, essendo mutageni e cancerogeni. Per questo motivo, come Sinistra Civica Ecologista, chiediamo a ARPAT un monitoraggio accurato e prolungato della qualità dell’aria e delle ricadute di polveri in un’area ben più amplia delle immediate vicinanze dell’impianto”.

“Non è la prima volta che la Toscana si trova a fronteggiare emergenze di questo tipo. Campi Bisenzio, Capannori, ora Lugnano. Questa storia richiede una riflessione strutturale. È fondamentale potenziare il sistema regionale di controllo sugli impianti ad alto rischio, rafforzando le misure preventive, garantendo interventi coordinati in caso di incidenti e assicurando un monitoraggio continuo e prolungato nel tempo per prevenire conseguenze sulla salute della popolazione”.

“Inoltre, chiediamo l’avvio di un’indagine approfondita sull’origine dell’incendio, per ricavarne indicazioni utili a ridurre i rischi connessi alla presenza di questi impianti sul territorio”.

Richiediamo quindi trasparenza e con urgenza informazioni riguardanti l’incendio alla Delca di Vicopisano. È stata inviata una lettera al sindaco, alla Prefettura e a tutte le autorità competenti.

Questa mattina, tramite il nostro gruppo consiliare, abbiamo inviato una richiesta urgente al Sindaco, all’Assessore all’Ambiente, alla Prefettura di Pisa, e ai responsabili di ARPAT e ASL affinché siano fornite informazioni alla cittadinanza riguardo quanto sta avvenendo e i possibili fattori di inquinamento a seguito del devastante incendio alla Delca di Vicopisano.

Abbiamo chiesto di rendere noto:

“1. Le informazioni relative alla natura e alla quantità dei materiali coinvolti nell’incendio e le sostanze che potrebbero essere state rilasciate nell’atmosfera a seguito della combustione.

2. Tutti i dati disponibili riguardanti il monitoraggio della qualità dell’aria effettuato nelle ore successive all’incendio, inclusi i valori delle centraline di monitoraggio e eventuali monitoraggi straordinari.

3. Le informazioni riguardanti la presenza e la concentrazione di sostanze potenzialmente nocive derivanti dalla combustione dei materiali presenti nello stabilimento, comprese, ma non limitate a diossine, particolato fine e ultrafine (PM10 e PM2.5), idrocarburi policiclici aromatici (IPA) o composti organici volatili.

4. Le valutazioni tecniche effettuate da ARPAT, ASL, Vigili del Fuoco e altri enti coinvolti riguardo ai possibili rischi per la salute pubblica e per l’ambiente.

5. L’eventuale attivazione di piani straordinari di monitoraggio ambientale e sanitario (suolo e eventualmente falde acquifere) se previsti.

Inoltre, si chiede che tutti i dati e i rapporti tecnici prodotti dagli enti competenti vengano pubblicati tempestivamente sui siti istituzionali, in formato accessibile e aggiornato, affinché i cittadini siano sempre informati sull’evoluzione della situazione.

Alla luce della gravità dell’evento e del legittimo interesse della popolazione a conoscere i potenziali effetti ambientali e sanitari dell’incendio, si auspica di ricevere un riscontro urgente e completo alla presente richiesta”.

Adesso attendiamo risposte tempestive.

Drammaticamente, ci troviamo nuovamente a fronteggiare la prova di un sistema di gestione dei rifiuti insostenibile e pericoloso, concentrato sui nostri territori, come denunciamo insieme alle associazioni ambientaliste da anni, dove l’unico parametro rimane il profitto; su questo ritorneremo in modo approfondito anche in Consiglio comunale giovedì.

“C’è un’appropriata apprensione tra i cittadini pisani, preoccupati sin da ieri per le conseguenze dell’incendio gravissimo scoppiato nello stabilimento della Delca Energy a Lugnano, nel comune di Vicopisano. Parliamo di un’impresa che si occupa di stoccaggio e trasformazione di rifiuti plastici e che, purtroppo, non è estranea a episodi simili, essendo stata oggetto di un incendio nel 2020, sebbene di minore entità rispetto a quello attuale. La nube nera è stata visibile persino dal centro di Pisa e molti comuni hanno emesso ordinanze per garantire la sicurezza dei cittadini: immediatamente, le scuole, gli asili e l’area industriale sono state evacuate; oggi le scuole nei comuni di Vicopisano e Cascina sono rimaste chiuse e le attività sospese fino alle 12.
Attualmente, si stima che siano stati bruciati circa 2.500 tonnellate di rifiuti plastici. I cittadini giustamente cercano rassicurazioni e risposte dalle istituzioni, in particolare da quelle responsabili della tutela della salute e della sicurezza ambientale, e attendiamo che ARPAT e ASL forniscano feedback sulle possibili conseguenze a livello atmosferico e del suolo. Pertanto, ho richiesto agli assessori competenti all’ambiente e alla sanità di fornire un resoconto entro questa seduta di Consiglio regionale riguardo le eventuali conseguenze dell’incendio almeno sotto il profilo della salute pubblica. L’assessore Barontini si è detto disponibile a comunicare domani in aula e il presidente del Consiglio Saccardi ha invitato anche il Presidente della Giunta Eugenio Giani a prendere parte alla questione.
Questo episodio evidenzia quanto sia diventata drammatica e urgente la necessità di dotare finalmente la Toscana di impianti industriali e tecnologici per la gestione del ciclo dei rifiuti. Stiamo parlando di infrastrutture moderne che, per la loro dimensione e importanza strategica, dovrebbero essere controllate in modo notevolmente più rigoroso e efficace rispetto ai numerosi siti diffusi sul territorio. Purtroppo, la Toscana non dispone ancora di impianti del genere perché il primo governo Giani e la sua maggioranza hanno scelto di rinunciare al proprio ruolo di decisori pubblici e a una programmazione seria. Questa assenza ha trovato il suo culmine nel fallimentare piano regionale dei rifiuti della scorsa legislatura, che non ha preso le decisioni strategiche indispensabili per il futuro del nostro territorio”, ha dichiarato Diego Petrucci, consigliere regionale di Fratelli d’Italia.

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