Femminicidio di Rufina: Eleonora Guidi uccisa con 24 coltellate

Femminicidio di Rufina, la lettera della famiglia di Guidi: “Ci preoccupa la libertà vigilata per Innocenti”

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I familiari di Eleonora Guidi, la donna assassinata dal compagno Lorenzo Innocenti a Rufina l’8 febbraio 2025, esprimono una profonda preoccupazione riguardo alla decisione dell’autorità giudiziaria di applicare la misura di sicurezza della libertà vigilata nei confronti dell’indagato. In una comunicazione diffusa attraverso i loro legali, i genitori, la sorella e il cognato della vittima affermano di non sentirsi adeguatamente protetti dal provvedimento emanato.

Secondo i familiari, assistiti dagli avvocati Mario Taddeucci Sassolini e Jacopo Piccioli, la misura concessa a Innocenti garantirebbe “un’eccessiva libertà di movimento” e prevede prescrizioni considerate inadeguate per garantire la sicurezza della famiglia e del figlio minore coinvolto nella vicenda.

“Né noi né il minore ci sentiamo sufficientemente al sicuro”, dichiarano i parenti di Guidi, che contestano anche le conclusioni della perizia psichiatrica richiesta dall’autorità giudiziaria. Tale consulenza avrebbe infatti ritenuto Innocenti incapace di partecipare con consapevolezza al processo, una valutazione che la famiglia considera discutibile sia nel merito che nel metodo.

Nella loro nota, evidenziano che non sarebbero state “adeguatamente considerate le cartelle cliniche e la documentazione sanitaria redatta dai professionisti che hanno seguito Innocenti nel tempo”. Documenti che, secondo i familiari, “suggerirebbero che la persona è pienamente consapevole dell’esistenza del procedimento giudiziario e delle relative conseguenze”.

“È lecito domandarsi per quale motivo i periti siano ritenuti affidabili quando valutano la capacità dell’indagato di partecipare al processo, ma non lo siano quando escludono la sua pericolosità sociale”, osservano i familiari.

Particolarmente forte è la preoccupazione espressa per gli effetti concreti del provvedimento. Secondo la famiglia Guidi, “la libertà vigilata non impone restrizioni tali da incidere significativamente sulla libertà personale dell’indagato, generando un diffuso senso di angoscia e smarrimento sia tra i parenti della vittima che all’interno della comunità locale, che continua a seguire attentamente gli sviluppi della situazione”.

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