Caporalato, Di Franco (Fillea): "Consolato Usa? Inaccettabile, stesso sistema nelle Grandi Opere".

Caporalato, Di Franco (Fillea): “Consolato Usa? Inaccettabile, stesso sistema nelle Grandi Opere”.

58 0

Lo sfruttamento dei lavoratori stranieri nella costruzione del Consolato americano a Milano rappresenta una situazione drammatica e inaccettabile, che ha creato difficoltà anche per noi, impedendoci di tenere assemblee e di accedere al cantiere. La prima anomalia grave è che ci troviamo di fronte a un appalto gestito da un operatore economico non italiano, soggetto a normative non italiane né europee. Quanto accaduto è indicativo di una realtà sempre più diffusa in Italia, e, cosa ancor più seria, colpisce in particolare le grandi opere pubbliche”. Questo l’allerta lanciato da Antonio Di Franco, segretario generale della Fillea Cgil, intervistato da Adnkronos/Labitalia.

Di Franco afferma che “la situazione attuale riguardante l’utilizzo e lo sfruttamento della manodopera migrante è diffusa, con condizioni variabili rispetto a Milano, ma con meccanismi analoghi”.

Secondo il leader della Fillea, “i lavoratori migranti sono sfruttati, con un caporale che li gestisce, il tutto all’interno di un quadro normativo che facilita il ricatto. La legge Bossi-Fini costringe i lavoratori ad avere un contratto di soggiorno per poter essere regolari in Italia”. Di Franco evidenzia che “questi lavoratori sono sotto ricatto: oggi un migrante in edilizia lavora quanto due italiani, con gli italiani che rispettano il contratto, mentre i migranti operano senza sosta. Inoltre, la manodopera italiana è diminuita, a fronte dell’aumento delle infrastrutture pubbliche. I migranti, che provengono da 53 nazionalità diverse, sono ora predominanti nei cantieri”, spiega.

Lo sfruttamento

“Attualmente, il 40% della manodopera in edilizia è migrante. Nella provincia di Milano, il 71% degli iscritti all’Ente Casse Edile, il più grande d’Italia, non è di origine italiana. Registriamo che nei grandi progetti ci sono lavoratori stranieri che lavorano 12 ore al giorno, il doppio delle ore legali, retribuiti in modi inaccettabili, senza alcun controllo. Questo apre la strada agli abusi dei caporali”, aggiunge.

Il meccanismo è semplice. “Dovrebbero lavorare 160 ore al mese, ma i lavoratori migranti arrivano a 230. Fanno in media 800 ore di straordinario all’anno, anche se la legge consente solo 250 ore. Le buste paga non riflettono queste ore per evitare violazioni. Di conseguenza, si usano compensi extra, trasferte e bonus vari che vengono restituiti ai caporali”, evidenzia. Questo accade grazie a un’intesa tra il caporale, spesso della stessa nazionalità, e un referente in azienda, come un capo cantiere o un tecnico. In sostanza, un lavoratore normale dovrebbe fare 160 ore, mentre chi ne fa 250 sono i lavoratori migranti, reclutati specificamente per evitare costi con le assunzioni e straordinari pagati regolarmente”, spiega Di Franco.

Di Franco sottolinea che “i grandi committenti fanno finta di nulla, nonostante esistano protocolli di legalità”. “Nei progetti pubblici, il protocollo di legalità dovrebbe monitorare il registro degli accessi nei cantieri. Possibile che nessuno noti che questi lavoratori entrano alle sei del mattino e escono alle sei di sera? Possibile che nessuno controlli le buste paga durante i controlli delle forze dell’ordine, quando i cedolini riportano 160 ore ordinarie ma si sa che lavorano 230 ore?”, chiede il dirigente sindacale.

Milano ‘base logistica’

“Con il PNRR, il superbonus e l’aumento dei lavori dei Comuni, la richiesta di manodopera in edilizia è cresciuta enormemente. E chi gestisce questa manodopera? I caporali. Milano è diventata la base logistica per lo smistamento della manodopera migrante, con svariate denunce e inchieste in corso. Molti lavoratori si sono spostati per lavorare nelle aree colpite dal sisma del 2016 e in altri grandi progetti”, spiega Di Franco.

Cancellare la Bossi-Fini

Per combattere il caporalato in edilizia, “è necessario abolire la legge Bossi-Fini e rimuovere il contratto di soggiorno che alimenta sfruttamenti e illegalità, spesso avvantaggiando soggetti legati alla criminalità organizzata”, afferma il leader della Fillea.

Di Franco propone una regolarizzazione immediata dei lavoratori irregolari, come evidenziato dai dati Caritas, per rispondere alle esigenze di manodopera e liberare questi lavoratori dagli sfruttatori. L’ultima regolarizzazione in Italia risale al 2002, anno di entrata in vigore della legge Bossi-Fini”, sottolinea.

Questa situazione non agevola le aziende, che necessitano di manodopera. “Oggi, se un imprenditore italiano ha bisogno di lavoratori, deve attendere il decreto flussi del governo. Questi lavoratori partecipano a una lotteria del decreto che può richiedere tempi lunghi, ben oltre le esigenze dei cantieri”, aggiunge.

L’ ‘invasione’ di indiani e pakistani in edilizia

Di Franco osserva che “recentemente stiamo assistendo a un rapido passaggio di lavoratori indiani e pakistani dall’agricoltura all’edilizia. È evidente che ci sia un’organizzazione dietro a questo reclutamento. Abbiamo difficoltà a comunicare con loro, dovendo portare interpreti nei cantieri. È fondamentale una nuova politica sull’immigrazione che gestisca questi processi. Non possiamo continuare a considerare tutto come un problema di sicurezza, senza integrare e accogliere: questo genera solo maggiori problemi. È la normativa attuale che facilita lo sfruttamento”, conclude. (di Fabio Paluccio)

Fonte notizia