L’hantavirus “non può provocare una pandemia, ma può causare epidemie gravi,” afferma Emanuele Durante Mangoni, docente e medico internista, membro del consiglio direttivo della Società Italiana di Medicina Interna (Simi). Insieme al suo gruppo di lavoro, ha pubblicato un’analisi sull’European Journal of Internal Medicine riguardo il focolaio emerso sulla nave da crociera olandese Mv Hondius, con l’intento di fornire ai medici gli strumenti necessari per riconoscere tempestivamente questa infezione poco conosciuta. Il caso della nave, in cui sono stati registrati 11 casi positivi all’Hantavirus Andes, evidenzia come un’infezione zoonotica possa diffondersi rapidamente durante i viaggi internazionali prima di essere identificata.
“L’esperienza con la pandemia di Covid-19 ci ha insegnato quanto sia fondamentale una preparazione tempestiva,” spiega Durante Mangoni. “È essenziale che i medici internisti e di medicina generale siano ben informati su questa patologia. Abbiamo pertanto creato un dossier contenente informazioni utili, per fornire ai colleghi uno strumento di studio accurato sulle specificità dell’Andes virus e offrire chiare linee guida sulla gestione clinica dei potenziali casi.”
Contagio e sintomi
Sebbene gli Hantavirus siano conosciuti da decenni, il ceppo Andes, presente soprattutto nei roditori del sud dell’Argentina e del Cile, merita attenzione poiché, con alcune centinaia di casi stimati globalmente ogni anno, è l’unico ceppo della sua famiglia in grado di trasmettersi tra le persone tramite contatti stretti e goccioline respiratorie. “Il virus può essere eliminato dai roditori attraverso deiezioni come saliva, urina e feci,” spiega Durante Mangoni. “Quando queste deiezioni si seccano, le particelle virali possono disperdersi nell’aria sotto forma di aerosol o polvere, e se inalate possono causare infezione. In alcuni casi, il contagio può avvenire anche tramite un morso del roditore.” Il periodo di incubazione va dai 7-9 giorni fino a oltre 6 settimane; “durante questa fase, il paziente non è contagioso,” affermano gli esperti, “ma diventa contagioso con l’insorgenza della fase sintomatica.” Inizialmente, la malattia da hantavirus si presenta con sintomi simili a quelli di una sindrome influenzale o di altre malattie virali febbrili. L’evoluzione clinica può poi comportare un danno endoteliale, interessando le cellule rivestenti i vasi sanguigni, che può progredire in una grave sindrome cardiopolmonare.
I protocolli
Attualmente, non esistono test rapidi per identificare il virus, precisa la Simi. “In presenza di un quadro clinico sospetto e un contesto epidemiologico suggestivo, come il ritorno da viaggi in nave o aereo con casi accertati, è fondamentale attivare prontamente i protocolli di controllo della diffusione. Il paziente deve essere indirizzato a un reparto di Malattie Infettive adeguato, dotato di stanze singole con isolamento, idealmente a pressione negativa. La diagnosi è affidata all’Istituto Superiore di Sanità, unico centro di riferimento in grado di rilevare gli anticorpi specifici o il genoma virale (RNA) attraverso analisi specialistiche dei campioni ematici, mentre laboratori locali sono in fase di organizzazione.” Il dossier, conclude Durante Mangoni, “è stato creato per essere accessibile a tutti, con l’obiettivo di trasformare la conoscenza in azione tempestiva e mirata. Essendo i casi infetti o sospetti spesso gestiti nei reparti di medicina generale e interna, essere preparati non è solo un dovere professionale, ma una condizione fondamentale per garantire la sicurezza dei pazienti e della salute pubblica.”
