Sollicciano: Tuoni non è più la direttrice del carcere fiorentino.

Sollicciano, la denuncia: “Omar ha disturbi psichiatrici, è stato abbandonato una volta uscito dal carcere”

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Il penitenziario di Sollicciano

“Chi dovrebbe coordinare l’accurato passaggio dall’uscita del carcere, in particolare nei casi di malattia psichiatrica? Quali sono i percorsi di reinserimento sociale concepiti per queste persone? Non possiamo continuare a trattare la normalità come se fosse sempre un’emergenza”.

A dichiararlo è Stefano Cecconi, vicepresidente dell’Associazione Pantagruel, che racconta la situazione recente di Omar, un ragazzo di 26 anni con problematiche psichiatriche certificate, soggetto a un provvedimento di revoca della detenzione cautelare e trasferimento in una struttura sanitaria adeguata in libertà vigilata.

“Omar è stato rilasciato dal carcere con una copertura farmacologica limitata a pochi giorni e l’obbligo di presentarsi autonomamente al presidio sanitario di Prato – spiega Cecconi – senza però una soluzione concreta per la notte e senza un accompagnamento adeguato, nonostante le sue fragilità, l’emarginazione sociale e le difficoltà linguistiche”.

“Fatima Ben Hijji, la nostra presidente, si è attivata prontamente insieme a diversi volontari già presenti a Sollicciano. Dopo ore di telefonate, rifiuti e scaricabarile, è stata individuata una sistemazione provvisoria per una notte in un istituto religioso. E anche ieri – rammenta Cecconi – i volontari di Pantagruel hanno accompagnato il ragazzo al presidio sanitario. Ma rimane una questione fondamentale: chi si occupa realmente di persone come Omar una volta uscite dal carcere?”.

“La questione non riguarda solo la protezione della salute e della dignità del detenuto, ma anche la società esterna a Sollicciano. Individui come Omar soffrono di malattie psichiatriche che necessitano di attenzione e gestione qualificata: chi valuta i rischi per la sicurezza dei cittadini lasciandoli soli a fronteggiare la loro situazione?”, si interroga il vicepresidente di Pantagruel.

“I volontari si impegnano ogni giorno per assicurare dignità e diritti ai detenuti, indipendentemente dalla loro storia, ma non possono sostituirsi alle istituzioni. Sono necessari percorsi, strutture organizzative e un’effettiva presa in carico, specialmente nei casi di disagio psichiatrico. Non è possibile caricare tutto sulla buona volontà delle associazioni”, conclude Cecconi.

Fonte: Ufficio stampa

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