Due agenti aggrediti nel carcere di Prato: Fp Cgil avverte: "Situazione in pieno caos"

Carcere di Prato: nuove introduzioni di droga e cellulari dall’esterno, indagini in corso

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Continua il tentativo di introdurre sostanze stupefacenti e telefoni cellulari all’interno del carcere di Prato, attraverso lanci dall’esterno e occultamento in celle. La Procura pratese ha segnalato nuovi casi scoperti dalla polizia penitenziaria, evidenziando come “la collaborazione da parte dei detenuti continua a dimostrarsi particolarmente proficua” nelle indagini.

Secondo le comunicazioni ricevute, gli inquirenti sperano che “questo atteggiamento aumenti per rendere ancora più efficaci le indagini finalizzate a ripristinare il controllo della legalità” all’interno dell’istituto.

Uno degli eventi più recenti è avvenuto il 17 marzo, quando gli agenti hanno scovato un uomo nascosto tra la vegetazione, a circa cinquanta metri dal carcere. Il soggetto, sdraiato e camuffato, stava legando un pacco a una lenza da pesca per consentire ai detenuti di recuperarlo dall’interno.

L’uomo è riuscito a scappare, ma la polizia penitenziaria ha recuperato l’involucro contenente due panetti di hashish e due telefoni cellulari, incluso un mini smartphone. Gli investigatori sottolineano che le comunicazioni con l’esterno sono autorizzate solo con permesso specifico.

La Procura sottolinea che “il numero insufficiente di personale ha impedito di fermare il fuggitivo”.

Un secondo evento si è verificato il 21 marzo, quando nel pomeriggio sono stati rinvenuti all’interno della recinzione carceraria due panetti di hashish, per un totale di circa un etto, anche in questo caso a seguito di un lancio dall’esterno. Il responsabile è riuscito a fuggire.

Il 23 marzo, nel reparto di alta sicurezza, gli agenti hanno sequestrato due dispositivi elettronici nella nona sezione.
Un detenuto, condannato per estorsione, furto e associazione di stampo mafioso, stava usando uno dei telefoni per effettuare una videochiamata.
Un secondo dispositivo è stato trovato in un’altra cella, murato, spento e privo di scheda SIM.

Secondo gli investigatori, il metodo di murare i cellulari consente spesso di eludere i controlli con strumenti elettronici, complicando le operazioni di monitoraggio all’interno della struttura.

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