La procura di Prato ha attivato quattro misure cautelari per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. I destinatari sono quattro cittadini cinesi, tutti appartenenti alla stessa famiglia: tra loro c’è un imprenditore, titolare occulto di due ditte individuali intestate a prestanomi e di una società, sottoposto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Per il figlio, la moglie e la nuora, invece, è stato imposto il divieto di dimora nella provincia di Prato e il divieto temporaneo di svolgere determinate attività professionali o imprenditoriali per un anno.
Per questa operazione, la procura ha ricevuto supporto investigativo dal Gruppo anti sfruttamento dell’Asl Toscana Centro, dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza e dall’Unità organizzativa della Polizia locale del Comune di Prato. Le indagini hanno rivelato che una decina di persone, di nazionalità cinese e africana, erano costrette a lavorare tra le 13 e le 16 ore al giorno, tutti i giorni, con pause brevissime e salari inferiori a quanto previsto dai contratti collettivi nazionali. Inoltre, è stato scoperto un dormitorio nei pressi del luogo di lavoro, in condizioni igienico-sanitarie molto precarie. L’impresa sotto inchiesta, spiega la procura, aveva instaurato importanti relazioni commerciali con diversi committenti, inclusa una società per azioni della provincia di Napoli recentemente posta sotto amministrazione giudiziaria, che dal 2022 ad oggi ha esternalizzato una parte significativa della produzione di capi di abbigliamento, avvalendosi dell’attività di queste imprese. La procura di Prato sottolinea di aver attuato una “strategia multilivello” mirata a colpire sia gli imprenditori coinvolti nello sfruttamento sia i committenti, “coloro che traggono vantaggio dalla produzione realizzata con modalità illecite” e “chi ne approfitta”.
