Economia sociale, Saccardi: "Scelta strategica, la Toscana è pronta ad affrontare le sfide"

Economia sociale, Saccardi: “Scelta strategica, la Toscana è pronta ad affrontare le sfide”

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L’economia sociale è attualmente una scelta strategica e sta guadagnando un’importanza crescente. In Toscana, il settore cooperativo ha avuto, ha e continuerà a svolgere un ruolo cruciale, specialmente in un periodo caratterizzato da crisi economiche e da una mobilità sociale sempre più complessa“. Queste le parole della presidente del Consiglio regionale, Stefania Saccardi, che stamani ha inaugurato l’evento ‘La Toscana e le sfide dell’economia sociale. Dal piano nazionale alle azioni regionali‘, organizzato da Confcooperative Toscana insieme alla Federazione Toscana delle Banche di Credito Cooperativo e ospitato nella Sala delle Feste del Consiglio regionale della Toscana.

Tra i partecipanti al dibattito, oltre a Stefania Saccardi, anche la sottosegretaria al Ministero dell’Economia e delle Finanze Lucia Albano, il presidente nazionale di Confcooperative Maurizio Gardini, il presidente della Federazione Toscana delle BCC Matteo Spanò, e il docente dell’Università Pontificia Salesiana Gabriele Sepio. Presenti anche Brenda Barnini, presidente della commissione Sviluppo economico del Consiglio regionale, Alessandro Tomasi, portavoce dell’opposizione nell’Assemblea toscana, e i consiglieri regionali Lorenzo Falchi e Andrea Vannucci, insieme alla segretaria Cisl Toscana Silvia Russo e Elena Pampana, presidente Acli Toscana.

Il Piano nazionale rappresenta un traguardo significativo, in quanto riconosce l’importanza delle cooperative e delle imprese mutualistiche per lo sviluppo del Paese. Tuttavia, la vera prova si avrà con la sua attuazione a livello locale. Il trasferimento alle Regioni – ha sottolineato Grilliè fondamentale. Sarà in questa fase che si definirà se l’economia sociale potrà contare su regolazioni chiare, strumenti finanziari adeguati e un contesto stabile che consenta alle imprese di pianificare e investire.”

Le sfide davanti a noi come cooperazione toscana – ha ricordato il presidente di Confcooperative Toscanasono tre. La prima è la capacità delle nostre aziende di cogliere e sfruttare al meglio le opportunità che si stanno presentando. La seconda sfida riguarda il rapporto con le politiche regionali, poiché il passaggio dal piano nazionale alle azioni locali richiede un dialogo serio e una costruzione condivisa a cui le cooperative devono partecipare. La terza sfida è il monitoraggio dei territori. In diverse aree della Toscana – in particolare nelle zone interne e in contesti socialmente fragili – la cooperazione rappresenta un’infrastruttura economica e sociale essenziale. Rafforzare questa presenza significa garantire lavoro, servizi e coesione dove spesso altri soggetti economici non riescono ad arrivare.”

L’economia sociale è oggi una scelta strategica e sta acquisendo sempre più valore – ha dichiarato la presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi aprendo i lavori- . In Toscana, il settore cooperativo ha avuto, ha e avrà un ruolo sempre più significativo, soprattutto in un contesto di crisi economiche e di mobilità sociale complessa. Porre la persona al centro, rafforzare la governance partecipativa e reinvestire gli utili nella crescita della comunità sono elementi chiave per costruire un modello più equo e sostenibile. Le decisioni lungimiranti che questa Regione ha intrapreso, dalla normativa sulla cooperazione alla coprogettazione, fino al coinvolgimento del volontariato nei servizi essenziali, dimostrano che la Toscana è pronta ad affrontare queste sfide, anche all’interno di un quadro nazionale che speriamo si completi rapidamente.”

Matteo Spanò, vicepresidente di Federcasse e presidente della Federazione Toscana Bcc, ha ricordato che “il Piano nazionale stesso riconosce le Banche di Credito Cooperativo come uno dei protagonisti dell’economia sociale. Rappresentano presidi finanziari e sociali fondamentali, che combinano responsabilità finanziaria, forte legame territoriale e missione mutualistica. La nostra missione è generare valore, coesione e sviluppo per le comunità che serviamo. Il nostro modello – ha spiegato – si basa sul primato delle persone, su una governance democratica e sul reinvestimento degli utili nella comunità. Siamo banche che operano svolgendo al contempo una funzione sociale, presenti nei territori – spesso anche dove nessun altro interviene – per supportare famiglie, imprese e il bene comune.”

Durante il suo intervento, Matteo Spanò ha ricordato che le Bcc associate alla Ftbcc, tutte facenti parte del Gruppo Iccrea, sono 12. Queste rappresentano circa il 10% del mercato degli impieghi a clientela in Toscana, che raggiunge il 24,4% per le piccole imprese (5-20 addetti), e sono attive in circa 150 comuni toscani, di cui la metà in aree interne e 6 come unica presenza.
Le Bcc – ha aggiunto Spanòsono “banche del mentre”: mentre concedono prestiti, creano relazioni; mentre sostengono le imprese, costruiscono comunità. Sosteniamo le cooperative di comunità, le mutue, il terzo settore e stiamo mettendo in campo iniziative concrete in vari ambiti come il welfare mutualistico, le Comunità Energetiche Rinnovabili (Cer), e il crowdfunding di comunità. Le Bcc non solo prendono parte all’economia sociale, ma la incarnano.”

L’atto di indirizzo del Ministero dell’Economia e delle Finanze per la politica fiscale 2026-2028 segna l’ingresso ufficiale dell’economia sociale tra le priorità economiche dello Stato – commenta Maurizio Gardini, presidente nazionale di Confcooperative – Non chiediamo scorciatoie, ma un sistema normativo e fiscale basato sul merito che premi chi genera equità e mantiene un forte ancoraggio ai territori. La coesione sociale diventa quindi un’infrastruttura per lo sviluppo. Le nostre cooperative dimostrano, con i fatti, di essere protagoniste di uno sviluppo sostenibile, contribuendo in modo notevole al Pil nazionale (solo le imprese associate a Confcooperative rappresentano il 4% del Pil). Il vantaggio competitivo del nostro sistema risiede nella capacità di trattenere la ricchezza nelle comunità. Questa pratica dà concreta attuazione all’articolo 45 della Costituzione.”

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