Regionalismo: Buongiorno Empoli supporta Antonella Bundu e il progetto 'Toscana Rossa'

Iran, Buongiorno Empoli: “Non generalizziamo”

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Buongiorno Empoli esprime la propria opinione riguardo alle proteste in Iran e sulla possibilità di scendere in piazza anche in Italia contro il regime iraniano.

“Le manifestazioni rappresentano un modo per far sentire la nostra voce al governo italiano. Abbiamo protestato per la Palestina, chiedendo di non sostenere un governo genocida; siamo scesi in piazza per il Venezuela per opporci all’atto terroristico degli Stati Uniti contro un paese sovrano. Ma per l’Iran, cosa dobbiamo chiedere al governo italiano? Di condannare la repressione degli ayatollah? Non è necessario: è una condanna già espressa ufficialmente”, questo il punto centrale della nota di BE, che invita a non fare “di tutta l’erba un fascio.”

La dichiarazione arriva, non a caso, a pochi giorni dall’annuncio di una manifestazione contro il regime, organizzata da PD, AVS e Azione, che si svolgerà a Empoli il 20 gennaio, e dal dibattito sull’opportunità di manifestare nelle piazze italiane contro il regime degli ayatollah, che sta occupando le discussioni politiche nazionali.

BE non chiude la porta alla partecipazione all’incontro del 20 gennaio in piazza della Vittoria a Empoli: sebbene consideri “una pratica che non apprezziamo quella di lanciare una manifestazione da parte di gruppi specifici (Pd, Avs e Azione) e poi invitare gli altri a unirsi”, senza “una piattaforma condivisa e un’analisi del contesto geopolitico”, il gruppo è disposto a partecipare, ma “solo se sarà aperta a interventi e approfondimenti; in mancanza di queste garanzie, si rischia di essere strumentalizzati.”

“Non abbiamo mai sostenuto, e non sosterrremo mai, la Repubblica Islamica dell’Iran – chiarisce BEe condanniamo fermamente la brutale repressione delle manifestazioni popolari.” Tuttavia, il gruppo politico di Empoli invita a ponderare sul fatto che le proteste, “che comprendono rivendicazioni legittime — dalla denuncia della crisi economica alla richiesta di migliori condizioni di vita, fino al riconoscimento dei diritti civili e sociali,” potrebbero essere “infiltrate dai servizi segreti americani e israeliani” per “favorire il cambiamento di governi non allineati” ai loro interessi geopolitici. BE sostiene fortemente l’autodeterminazione dei popoli e sottolinea che i cambi di regime imposti dall’esterno “non hanno mai portato libertà.”

 

Fare di tutta l’erba un fascio è un pericolo reale. Proviamo a semplificare:

Palestina: genocidio perpetrato da uno Stato (Israele) contro un popolo (palestinese).
Venezuela: atto terroristico (rapimento) da parte di uno Stato (USA) nei confronti del presidente di un altro Stato (Venezuela).
Iran: proteste popolari contro il governo, represse con forza dalle autorità e forze armate.

Su Palestina e Venezuela ci siamo espressi più volte; oggi lo facciamo sull’Iran.

Non abbiamo mai sostenuto, né mai sosteneremo, la Repubblica Islamica dell’Iran e condanniamo senza riserve la dura repressione delle manifestazioni popolari da parte della teocrazia, un regime mai sostenuto dalla nostra area politica.

Le proteste, che includono rivendicazioni legittime — dalla denuncia della crisi economica alla richiesta di diritti civili e sociali — risultano, secondo quanto affermato da USA e Israele, infiltrate dai loro servizi segreti. Hanno come obiettivo quello di favorire il cambiamento di governi non allineati (Afghanistan, Iraq, Siria, Libia, Venezuela, ecc.). Già nel 1953 l’Iran di Mossadeq subì un colpo di stato organizzato da USA e Inghilterra.

Questa situazione non ci porta, come già detto, a sostenere il regime iraniano, ma ci invita a riflettere sulla leggerezza di alcune posizioni e delle azioni auspicabili. Vista la complessità della situazione, è fondamentale ponderare le posizioni individuali e valutare attentamente le conseguenze delle azioni che si intende intraprendere.

Ci siamo sempre dichiarati a favore dell’autodeterminazione dei popoli: gli iraniani sanno come affrontare le proprie sfide. Nella nostra memoria, i cambi di regime imposti dall’esterno non hanno mai favorito la libertà e l’autodeterminazione. Togliere le sanzioni che l’Iran subisce da 47 anni potrebbe realmente aiutare i popoli dell’Iran.

Le manifestazioni servono a esprimere una posizione nei confronti del nostro governo.
Abbiamo protestato per la Palestina per chiedere al governo italiano di non sostenere un governo genocida e di interrompere i rapporti economici e militari con Israele.

Ci siamo schierati per il Venezuela per invitare il governo italiano a non giustificare l’atto terroristico degli Stati Uniti contro un Stato sovrano.

Ma per l’Iran, quali richieste dobbiamo avanzare al governo italiano?
Di condannare la repressione degli ayatollah? Non serve: questa condanna è già stata espressa.

Vogliamo anche aggiungere una riflessione che, purtroppo, potrebbe essere valida anche in futuro: viviamo in tempi di guerra. Le guerre sono alimentate dalla propaganda, in cui ogni parte — e noi siamo dentro a una di esse — costruisce le proprie narrazioni, silenzia il dissenso e utilizza l’informazione per ottenere consenso e evitare critiche. In questo clima cupo, la critica, il dubbio e la ricerca della verità diventano strumenti necessari per interpretare le informazioni.

Fonte notizia

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