Pirozzi (Lucchese): "A Amatrice ho tragicamente perso 239 amici"

Pirozzi (Lucchese): “A Amatrice ho tragicamente perso 239 amici”

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Pirozzi (Lucchese): “Ad Amatrice ho perso 239 amici”. Sergio Pirozzi ha riposto in un cassetto la felpa di Amatrice e la fascia tricolore. Nella sua vita è tornato a concentrarsi solo sul calcio: “Ora indosso la divisa della Lucchese. Ho ripreso ad allenare in Eccellenza dopo l’esperienza con la Lazio Primavera. Ho chiuso con la politica. A 60 anni voglio dedicarmi allo sport e ai giovani”. Era il sindaco della piccola città in provincia di Rieti colpita dal devastante terremoto del 24 agosto 2016: “Ho perso 239 amici in pochi secondi. Il disastro mi ha turbatо, i ricordi di quella notte sono sfocati. Tutto il centro è stato ridotto in macerie, non c’era più nulla. Solo polvere e detriti. D’istinto ho cominciato a scavare a mani nude, ma dovevo coordinare i soccorsi. La mia gente aveva bisogno d’aiuto”. I funerali, la difficile operazione di ricostruzione, il processo per omicidio colposo che si è concluso con l’assoluzione piena: “Una battaglia legale durata oltre cinque anni. A causa dello stress ho sofferto di un disturbo che mi ha quasi fatto perdere l’udito. Terminato il mandato da sindaco, ho scelto di ripartire dal calcio”.
Cosa hanno in comune calcio e politica?
“Due mondi in cui è difficile emergere, soprattutto se parti da un piccolo paese di 2mila abitanti come Amatrice. Per me fare politica significava mettersi al servizio della comunità. Difendere i propri concittadini, come fa un allenatore con la sua squadra”.
In che anno è diventato sindaco?
“Nel 2009, la mia carriera in panchina è iniziata molto prima. Da giovane mi dividevo tra calcio e tennis, poi ho scelto di allenare. Con l’Ascoli Primavera nel 2007 ho affrontato l’Inter di Balotelli e Santon. L’indennità politica era di 660 euro, ho sempre arrotondato con l’attività di allenatore”.
La sua vita è cambiata per sempre il 24 agosto 2016.
“La prima scossa di magnitudo 6,0 è arrivata alle 3.36. Ho subito controllato se la mia famiglia fosse al sicuro. Sono corso in centro: ho visto i palazzi distrutti, le persone ferite. Ricordo una signora che sanguinava, era scappata sul balcone del suo appartamento. Le dissi che avremmo preso una scala per salvarla. Alla seconda scossa è crollato tutto. È stata l’ultima volta che l’ho vista”.
Com’è andata quella notte?
“Qualcuno dice che ho cominciato a scavare a mani nude, non lo ricordo. La rielaborazione del lutto mi ha lasciato poca memoria di quei momenti. Ho telefonato subito ai rappresentanti comunali delle 67 frazioni di Amatrice, dovevo sapere dove c’era più bisogno che atterrassero gli elicotteri. C’erano perdite di gas ovunque”.
Il momento più complicato?
“Ascoltare le urla delle persone ferite sotto le macerie. Ancora oggi, nove anni dopo, mi tornano in mente ogni notte. Dopo la seconda scossa delle 4.30 c’è stato il silenzio”.
Ai funerali di Stato c’erano tutte le alte cariche dello Stato: da Matteo Renzi, in quel periodo presidente del Consiglio, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
“Ad Amatrice c’era un continuo via vai di politici e non solo. Arrivò anche l’allora Principe Carlo. Insieme visitammo la sede della radio da cui trasmettevo ogni sera alle ore 20 per dare aggiornamenti alla popolazione. Ebbe anche il tempo di assaggiare gli spaghetti all’amatriciana. Donò 7 milioni di euro per la ricostruzione del liceo scientifico sportivo della città”.
Non fu l’unico a partecipare alla causa.
“L’ex Cancelliera Angela Merkel volle incontrarmi a Berlino. Il governo tedesco offrì un contributo di oltre 6 milioni per i lavori di ristrutturazione dell’ospedale”.
Ad Amatrice arrivò anche Papa Francesco.
“L’ho abbracciato. Gli dissi di portare un messaggio di speranza ai giovani. Lui rispose: ‘Lo darò’. Entrò nel centro storico distrutto, passeggiò tra le macerie. Io non riuscii a farlo, era troppo doloroso”.
Uno sportivo che le è stato vicino?
“Roby Baggio. Si presentò in silenzio, senza avvisare nessuno, nel giorno del suo 50° compleanno, il 18 febbraio 2017. Voleva osservare con i suoi occhi ciò che era successo”.
Per il crollo di una palazzina che causò la morte di sette persone è stato indagato per omicidio colposo.
“Una battaglia giudiziaria durata cinque anni e mezzo. Alla fine il pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione, ma ho vissuto un periodo buio”.
Cosa l’ha aiutata a ripartire?
“L’amore per il calcio, non l’ho mai abbandonato. Nel 2017 ero al Trastevere. Poi tante esperienze tra i dilettanti. La Lucchese, dopo la salvezza conquistata ai playout in C, quest’estate ha affrontato un altro fallimento. La nuova proprietà ha un progetto solido. Siamo in lotta per la vetta in Eccellenza”.
Che allenatore è mister Pirozzi?
“Uno che vive il campo dalle 9 alle 19.30. Preparo gli allenamenti, le sedute video, quelle tattiche. Tutte le sere, prima di tornare a casa, passeggio da solo per il centro di Lucca. Ne assaporo la storia, i profumi”.
Torna spesso ad Amatrice?
“Ogni volta che posso, la mia famiglia vive in città. Di recente ho incontrato i ragazzi del liceo scientifico sportivo internazionale, ricostruito dopo il terremoto. Abbiamo parlato di come affrontare le difficoltà, dell’importanza di credere nei propri sogni. Ad Amatrice ho vissuto due vite, la prima è finita alle 3.36 di quel maledetto 24 agosto 2016”.
FONTE: gazzetta.it

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