Nell’immagine di un Veneto che continua a rappresentare un’economia in espansione e diversificata, i giovani tendono però a lasciare la regione, sia per restare in Italia che per cercare opportunità all’estero. “Negli ultimi dieci anni, un’analisi della Fondazione Nordest ha rivelato un’emorragia di circa 3000-3500 giovani all’anno, un numero che nel 2024 è destinato a quasi raddoppiare. Il motivo di questa tendenza? Direi che mancano diversi pezzi del puzzle del nostro territorio veneto”, afferma Riccardo Fornasier, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Veneto.
Fornasier è intervenuto al panel ‘Lavoro, impresa e territorio. Una visione veneta per il futuro’ durante il festival StatisticAll2025 a Treviso. “Un dato significativo riguarda i supercomputer e le infrastrutture legate all’intelligenza artificiale: se in Veneto tali tecnologie producono un valore di 1, a Milano siamo già a 15, evidenziando come altri territori attraggano talenti e competenze che possano realmente contribuire al loro sviluppo – spiega Fornasier – Paola Carron, presidente di Confindustria Veneto, ha messo in luce che ogni euro investito in intelligenza artificiale nel settore manifatturiero genera un ritorno di 2,7 volte. Anche i recenti investimenti del governo in progetti come la Zes – Zona Economica Speciale nel Sud Italia dimostrano come azioni virtuose possano generare risultati positivi, e noi speriamo che la nuova amministrazione colga queste opportunità.”
Il presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Veneto ha poi discusso le sfide per attrarre lavoro e imprese. “Le capacità di calcolo sono solo una parte del quadro. Esiste anche un problema abitativo: molti studenti faticano a trovare alloggi per frequentare l’università. Inoltre, c’è una mancanza di fiducia da parte del mondo imprenditoriale nei confronti dei giovani under 35, che dovrebbero essere un target chiave – evidenzia – I dati parlano chiaro: negli ultimi dieci anni il numero di amministratori delegati under 35 in aziende venete è calato quasi del 15%, un segnale di un invecchiamento della popolazione e di una mancanza di spazio per i giovani, i quali hanno bisogno di opportunità per esprimersi e, perché no, anche per sbagliare, dato che dall’errore si impara.”
Infine, Fornasier sottolinea l’importanza della formazione, dato che le aziende sono in cerca di professionalità che non riescono a trovare: “I 7500 giovani che nel 2024 hanno lasciato la nostra regione per l’estero, e non per province limitrofe, sono un esempio illuminante. Quasi il 90% di loro ha una laurea in discipline STEM, vitali per le imprese nel contesto della transizione digitale nel settore manifatturiero. Senza questi giovani, è difficile creare un valore aggiunto. Per attrarli, dobbiamo offrire un ambiente dove possano trovare un luogo di vita, salari adeguati alle loro competenze e un giusto equilibrio tra vita professionale e personale.”
