“Ci aspettavamo un’esenzione per i prodotti alcolici italiani e per quelli europei in generale,” afferma Sebastiano Caffo, presidente del Consorzio nazionale Grappa, in un’intervista con Adnkronos/Labitalia. “Questi prodotti sono unici e non possono essere sostituiti da quelli americani, dato che si tratta principalmente di indicazioni geografiche tipiche del nostro Paese e di altre nazioni con una forte tradizione nella produzione di bevande alcoliche, come la Francia. Dobbiamo capire nei prossimi giorni se ci sono possibilità di esenzione da questi dazi.” Commentando la recente dichiarazione congiunta tra UE e USA che formalizza l’accordo politico raggiunto lo scorso 27 luglio in Scozia tra la presidente Von der Leyen e il presidente Trump riguardo ai dazi, Caffo sottolinea che ci sarà un tetto massimo del 15%, senza esenzioni per vino e superalcolici.
Caffo, anche amministratore delegato del Gruppo Caffo 1915, mette in evidenza l’importanza del mercato statunitense per il settore, notando che “secondo i dati di Nomisma, il valore dell’export dei distillati italiani si aggira intorno ai 2 miliardi di euro all’anno, con gli Stati Uniti che rappresentano circa il 13% di questo valore. Nel 2024, abbiamo visto un incremento del 26% delle esportazioni verso il Nord America.”
Secondo l’imprenditore, “se questi dazi vengono definitivamente confermati anche per vino e superalcolici, è fondamentale avere un orizzonte temporale certo. Non possiamo ritrovarci a discutere ad agosto dell’anno prossimo se i dazi passeranno dal 15% al 30% o al 50%. Se il tasso è davvero del 15%, deve essere confermato per un periodo sufficientemente lungo, idealmente tra i 3 e i 5 anni, in modo che le aziende europee e le istituzioni possano organizzarsi per affrontare questi costi aggiuntivi sui mercati americani.”
Caffo sottolinea anche la necessità da parte dei vari stati europei e dell’UE di “destinare risorse alla promozione, affinché non si verifichi un crollo delle esportazioni di vino e alcolici dall’Italia e dall’Europa negli Stati Uniti”, conclude.
(di Fabio Paluccio)
