Non importa quando, ma chi deve farlo.

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Sole e abbronzatura, è opportuno controllare i nei al termine delle vacanze? “Non è tanto una questione di quando, quanto di chi deve farlo. Il monitoraggio dei nevi, che non va definito mappatura, non segue una stagionalità. Certo, se uno si espone al sole in luglio e agosto, a settembre non verrà diagnosticato melanoma o un altro tumore della pelle. Tuttavia, alcune categorie a rischio necessitano di controlli periodici, rappresentando il 2-3% della popolazione italiana,” spiega Giovanni Pellacani, presidente della Sidemast – Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e di malattie sessualmente trasmesse, all’Adnkronos Salute.

I gruppi a più alto rischio sono “le persone oltre i 50 anni con evidenti danni solari, o coloro che presentano più di 50 nevi con un diametro superiori a 5 millimetri, e che abbiano 4 o più nei atipici”, precisa Pellacani. Inoltre, è importante considerare coloro con forte familiarità per neoplasie cutanee e coloro che hanno avuto un melanoma in giovane età. È fondamentale che queste categorie si sottopongano a controlli periodici dei nevi, essendo parte di un programma di prevenzione. La regola ABCDE continua ad essere un valido strumento di autodiagnosi (soprattutto per gli adulti), dove A sta per asimmetria della lesione; B per irregolarità dei bordi; C per variazione del colore; D per diametro di 5-6 mm o più; E per evoluzione della lesione nel tempo.

Riguardo la mappatura dei nei, Pellacani sottolinea: “La prestazione di ‘mappatura dei nevi’ non è mai stata riconosciuta formalmente nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) come servizio autonomo. Questa è sempre stata integrata nella visita dermatologica, durante la quale il dermatologo può utilizzare attrezzature di base come la dermatoscopia manuale. Tecniche più avanzate, come la videodermatoscopia digitale e la mappatura fotografica seriale, devono essere considerate indagini di secondo livello, eseguibili solo se ritenute necessarie dal dermatologo in base al quadro clinico del paziente e alla loro reale pertinenza diagnostica.” Pertanto, questo tipo di controllo “è sempre stato parte integrante della visita dermatologica. Pellacani chiarisce che non c’è stato un arretramento nella prevenzione, ma una riorganizzazione per garantire equità ed efficacia.”

“In ogni caso, la Sidemast – evidenzia Pellacani – considera cruciale migliorare l’organizzazione dell’accesso ai servizi dermatologici, creando due percorsi distinti.”

1. Visita dermatologica oncologica: consulenza richiesta dal medico di base in presenza di una lesione sospetta neoplastica o di una condizione a rischio. Ciò permette di dare priorità e di garantire tempi di attesa brevi (10 giorni) per ogni lesione sospetta di melanoma o tumore cutaneo in rapido sviluppo, e consente di programmare con urgenza le necessità di screening per i pazienti con un alto numero di nevi o altri fattori di rischio, in mancanza di un sospetto oncologico specifico.

2. Visita dermatologica generale: riguarda tutte le altre condizioni cutanee non oncologiche, comprese malattie infiammatorie, infezioni, allergie, gestite con priorità stabilita dal medico di medicina generale.

Questa proposta “ottimizzerebbe le risorse, assicurando tempi rapidi per i casi davvero sospetti, e un accesso ordinato agli screening, senza creare disparità né allarmismi”, conclude Pellacani.

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