In questo contesto, Cia-Agricoltori Italiani ha sottolineato l’importanza della proposta di disegno di legge durante l’incontro tenutosi oggi a Roma, presso la sede nazionale, con il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. “Siamo di fronte a una trasformazione storica per rivedere una normativa risalente a trent’anni fa che non tiene più conto delle nuove realtà agricole, ambientali e faunistiche del Paese”, ha affermato il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini. “Mentre la legge del 1992 si concentrava sulla protezione della fauna, la situazione attuale ha portato molte specie a diventare sovrannumero o addirittura invasive, come nel caso dei cinghiali, responsabili dell’80% dei danni all’agricoltura: la loro popolazione è aumentata da 50 mila esemplari nel 1980 a oltre 2 milioni oggi”.
Fini ha inoltre notato “apprezziamo che il ministro Lollobrigida abbia aperto la porta, con il ddl, per la creazione di un nuovo contesto normativo -ha proseguito-. Non possiamo attendere ulteriormente, la situazione è insostenibile e sono necessari strumenti efficaci per porre fine all’emergenza”.
Tra le richieste di Cia accolte nel disegno di legge attuale, emerge il riconoscimento del ruolo proattivo degli agricoltori nel controllo della fauna selvatica, specialmente per quanto riguarda i cinghiali.
Il ddl, infatti, consente agli agricoltori con licenza venatoria e adeguata formazione di partecipare direttamente ai piani di contenimento, anche in situazioni di emergenza, contribuendo così a un monitoraggio del territorio più efficace e tempestivo, oltre a rispondere alla necessità del settore di strumenti pratici per proteggere le colture e il bestiame.
Inoltre, Cia giudica positivamente il rafforzamento del ruolo degli ATC (Ambiti Territoriali di Caccia), che hanno il compito di promuovere collaborazioni con il mondo agricolo e potranno incentivare pratiche favorevoli al riequilibrio della fauna selvatica.
“Il disegno di legge presentato dal ministro Lollobrigida è cruciale per iniziare a cambiare la situazione legata agli animali selvatici, divenuta insostenibile in tutto il Paese” -ha ribadito Fini. “Cia è pienamente disponibile a collaborare per sfruttare appieno l’opportunità di riformare questo ambito, riconoscendo pari importanza alle esigenze di tutela ambientale e a quelle produttive”.
In questo contesto, Cia ha evidenziato al ministro tre punti fondamentali che dovrebbero essere inclusi nel ddl: l’introduzione di strumenti automatici di indennizzo per i danni causati dalla fauna selvatica, che ammontano a circa 50-60 milioni di euro all’anno. Questa è una delle richieste più urgenti della Confederazione e degli agricoltori, comprendente l’istituzione di un fondo di compensazione e procedure semplificate per i risarcimenti. Inoltre, si richiede una cabina di regia nazionale, con rappresentanza agricola, per evitare che le responsabilità di contenimento restino troppo disperse tra vari enti (Regioni, Province, forze di polizia, gestori delle aree protette), con il rischio di scarsa efficacia; e infine, si auspica un maggior coinvolgimento delle organizzazioni agricole nella governance e programmazione faunistico-venatoria.
– Foto Ufficio stampa Cia-Agricoltori Italiani
