
Coloro che sono in attesa. Nel mondo del calcio, sono gli allenatori senza una panchina. Alessandro Francini è attualmente uno di loro. Dopo sei stagioni di crescita continua alla Rondinella e quattro mesi difficili all’Antella, conclusi con l’esonero a gennaio 2025, non ci sono ancora stati sviluppi favorevoli per il suo ritorno in campo nella prossima stagione.
Abbiamo deciso di chiedergli come affronta questa pausa forzata e quali prospettive ha per il suo futuro.
di Edoardo Novelli
Alessandro, quest’anno potresti girare il film “Ferie d’agosto”, quale sarebbe il tuo ruolo?
Essere lontano dal campo è doloroso; sono stati mesi difficili, ma la mia passione è intatta e sento un forte desiderio di tornare a lavorare in spogliatoio con un gruppo. Le offerte che ho ricevuto mi gratificano, dimostrando l’apprezzamento per la mia esperienza. Ho rifiutato alcune proposte con dispiacere, ma ho fatto delle riflessioni che il tempo potrà giustificare. Non voglio accettare una panchina a ogni costo; preferisco aspettare un’opportunità che risvegli in me la voglia di riprendere il gioco, dopo una delusione intensa. Nel frattempo, mi godo un’estate completamente dedicata alla mia famiglia.
Il tuo nome è spesso associato all’idea di un allenatore che privilegia il gioco ai risultati. Cosa ne pensi?
È un’affermazione completamente errata. Non vado in campo per cercare un pareggio; cerco sempre di dare il massimo in ogni partita. Il mio obiettivo principale è preparare i miei giocatori in modo che possano essere protagonisti senza considerare l’avversario, cercando di influenzare l’andamento della gara. Voglio instillare loro fiducia e coraggio, consentendo loro di sbagliare e trasmettendo l’abilità di leggere le situazioni e, se necessario, cambiare approccio. Giocare non significa solo colpire la palla il più lontano possibile.
Perdendo, non mi sento meno frustrato solo perché ho fatto bene; i risultati e il buon gioco devono andare di pari passo. Detesto perdere, ma cerco sempre di creare un risultato attraverso le idee, piuttosto che fare speculazioni sulle situazioni.
Qual è stata la causa dei problemi all’Antella?
Ho accettato la proposta del direttore Stefano Alari con gratitudine, attratto dal progetto e dalla possibilità di crescita. Mi dispiace di non aver avuto il tempo necessario per lavorare. I quattro mesi sono stati complicati, con dinamiche relazionali difficili. Avevamo trovato una certa stabilità, con risultati significativi, come la vittoria nel derby contro il Grassina (1-0 gol di Fratini n.d.r.), che mancava da ben undici anni. Purtroppo, dopo una brutta sconfitta, la società ha preso altre decisioni.
Scelte forse troppo affrettate, o inevitabili?
Rispettando le decisioni della società, devo dire che nel nostro mondo spesso non si concede il tempo necessario per costruire. Si cerca il risultato immediato come unico obiettivo legittimo per gli investimenti fatti. Ma le partite non si vincono solo per i nomi altisonanti; prima di tutto, bisogna creare un’identità e costruire un gruppo. Solo dopo ci si può concentrare sull’organizzazione tattica e sulla valorizzazione del talento al servizio della squadra, non per scopi personali. Molti investono, ma solo uno vince e questo non implica che gli altri abbiano fallito; è una mentalità tossica.
I tecnici, inoltre, vengono spesso descritti come soli contro tutti, non credi?

Solo, ma fino a un certo punto. Oggi, secondo me, è cruciale avere uno staff coeso e competente; rappresenta un valore per la società. Avere persone capaci che lavorano nella stessa direzione fa crescere l’intero ambiente.
Alcuni, purtroppo, sottovalutano aspetti come l’uso delle pettorine per monitorare i valori fisici degli atleti attraverso il preparatore atletico, ma questo è fondamentale per diversificare e specializzare i carichi individuali.
Inoltre, ci sono analisti di match che spesso sono considerati superflui, ma sono essenziali per lo sviluppo sia dei singoli giocatori che del gruppo. Anche i filmati che evidenziano le caratteristiche dell’avversario non sono una semplice imitazione dei grandi; sono un modo per attingere a tecniche professionali e adattarle a un contesto dilettantistico.
Come stai trascorrendo questo periodo senza panchina?
È una situazione nuova per me; non ho mai immaginato di avere un agosto libero, fin dai tempi del gioco. In questi mesi ho guardato molte partite, ho seguito corsi di aggiornamento e lavorato giornalmente per prepararmi alla prossima sfida, anche se dovessi subentrare in corsa. Sono consapevole della strada percorsa e, nello stesso tempo, ho la voglia e l’umiltà di dimostrare che ho ancora molto da dare.
Quali sono le tue aspettative per il prossimo campionato?
Il girone B di Eccellenza si preannuncia altamente competitivo, con molte squadre che puntano a vincere. Antella, Figline, Mazzola, Rondinella, Sangiovannese, Sansovino (in ordine alfabetico n.d.r.) sono club con una grande tradizione, costruiti grazie a investimenti significativi e con rose molto promettenti. Dobbiamo tener conto anche di possibili sorprese; ci sarà un grande equilibrio.
Lasciamo Alessandro alla sua estate, “con le pinne il fucile e gli occhiali”. Ma la sua canzone preferita è La Partita di Pallone; lo aspettiamo in campo.
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