Centro Aiuto Donna Lilith: "Il dolore per il femminicidio ad Empoli. È urgente una battaglia culturale."

Centro Aiuto Donna Lilith: “Il dolore per il femminicidio ad Empoli. È urgente una battaglia culturale.”

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Con tristezza abbiamo ricevuto la notizia del femminicidio di un’83enne, uccisa dal marito che successivamente ha tentato il suicidio. Diverse narrazioni giornalistiche collegano l’omicidio della vittima a motivazioni di tipo sanitario: “la donna era malata da tempo”… come se questo potesse in qualche modo giustificare o rendere il gesto meno inaccettabile“. Così inizia una nota del Centro Aiuto Donna Lilith, centro antiviolenza di Empoli, in relazione all’evento accaduto questa mattina in una casa vicina al centro della città.

Di fronte a fatti che ci coinvolgono direttamente si sente il bisogno di capire le ragioni, che devono però essere ricercate in fattori sociali e culturali. Purtroppo, nei casi di femminicidio e nelle violenze di genere, spesso si assiste a un capovolgimento delle responsabilità, dall’autore alla vittima. “Lei lo aveva respinto”, “Lui le faceva tanti regali”, “Perché non lo denunciava?”, “Era disperato”, “Era malata da tempo…” e così via… E pertanto – proseguono dal centro antiviolenza – rimaniamo in qualche modo indifferenti al dilagare incessante della violenza contro le donne. Nel frattempo, notiamo che l’età delle vittime si sta ampliando. Uccisioni avvengono tanto nei confronti di giovani quattordicenni quanto di donne ultraottantenni, talvolta con inaudita crudeltà verso un corpo già inerte“.

Ogni giorno, una donna perde la vita a causa di relazioni sbilanciate, spesso dopo anni di abusi e violenze psicologiche e fisiche, non solo su se stessa, ma sempre più frequentemente anche sui propri figli. Finché a livello collettivo non ci rendiamo conto di essere di fronte a una vera e propria emergenza sociale, ci troveremo a sminuire certi eventi, considerandoli manifestazioni di una aberrante “normalità”. E siccome le antiche cause di questo sterminio sono di natura culturale e appartengono a una cultura ancora dominante, che condiziona il modello di relazioni fra uomo e donna in ogni fascia d’età, dobbiamo finalmente riconoscere che l’unica arma efficace è la prevenzione. Una prevenzione finalizzata a promuovere il rispetto reciproco e relazioni positive può essere avviata solo attraverso una battaglia culturale convinta, non occasionale ma sistematica.

Una tragedia di origine sistemica e strutturale richiede una battaglia culturale altrettanto sistemica e strutturale. A partire dai luoghi destinati all’educazione dei futuri cittadini e cittadine: la famiglia e la scuola. Senza ipocrisie e senza deformazioni ideologiche. È possibile” concludono dal Centro Lilith, “Se vogliamo davvero sconfiggere la violenza di genere, questa è l’unica via“.

Fonte notizia

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