Picchiato a morte, il corpo di Said Jaador è stato bruciato e occultato in un capannone, coperto da materiali edili. Questo il movente rivelato dal Gip di Prato riguardo alla vicenda in cui l’uomo di 38 anni ha perso la vita per mano del suo coinquilino, che ha dato fuoco e nascosto il cadavere.
Una lite trasformatasi in tragedia per un bottino di duemila euro, durante la quale Said ha trovato la morte, ucciso dal coinquilino Abdelhadi Hajjai, di 52 anni, al culmine di un acceso conflitto per spartirsi il denaro di una rapina. Un delitto brutale, avvenuto il 18 aprile 2023 in un’abitazione di via Galcianese a Prato, scoperto solo settimane dopo, quando il corpo senza vita di Jaador è stato rinvenuto all’interno di un capannone abbandonato, celato sotto calcinacci e rifiuti edili.
Le motivazioni della sentenza, depositate recentemente dal Gip di Prato, ricostruiscono con precisione i drammatici momenti dell’omicidio: Jaador è stato colpito ripetutamente alla testa con un oggetto contundente e successivamente bruciato al volto e alla testa, ormai senza vita, per ostacolare l’identificazione. A incastrare Hajjai – anch’esso di origine marocchina – sono stati gli indizi raccolti nei giorni successivi alla denuncia di scomparsa presentata dall’ex moglie della vittima il 21 aprile.
Il cadavere, rinvenuto il 9 maggio, è stato identificato grazie ai tatuaggi. L’assassino aveva persino ritinteggiato l’appartamento per cancellare ogni traccia del delitto. Arrestato poco dopo il ritrovamento, Hajjai è stato condannato in rito abbreviato a 14 anni e 10 mesi per omicidio volontario, vilipendio e occultamento di cadavere.
