Anche il presidente della Toscana, Eugenio Giani, chiede e spera in giustizia per la tragedia del Moby Prince. “Centoquaranta morti e nessun colpevole”, si legge su uno striscione. A distanza di trentaquattro anni, la mancanza di responsabilità è inaccettabile. “Non può finire così – afferma Giani – e insieme al ricordo e alla preservazione della memoria, cui la Regione e la città di Livorno si sono sempre dedicate, è fondamentale che i responsabili di questa tragedia vengano individuati. La Regione Toscana è al fianco delle famiglie delle vittime affinchè si faccia giustizia”. “Verità e giustizia”, scritto in giallo su sfondo rosso, come le magliette indossate da molti partecipanti.
“Mi sembra che la commissione parlamentare stia proseguendo nel suo lavoro”, commenta Giani ai giornalisti. “È importante agire affinché sulla tragedia del Moby Prince si faccia chiarezza”. Segue un’aggiunta: “Fin dall’inizio, la Regione ha mostrato particolare attenzione affinché questa tragedia non venisse dimenticata: nella biblioteca regionale di piazza dell’Unità a Firenze, abbiamo voluto conservare tutta la documentazione per evitare che questa storia cadesse nell’oblio. Ora si parla di un museo, e la Regione è pronta a dare ulteriore supporto”.

“Essere qui è fondamentale”, sottolinea Giani. Dopo il corteo e la cerimonia davanti alla lapide commemorativa, l’omaggio con la corona del presidente della Repubblica, la lettura di tutti i nomi delle vittime, le loro età (le più piccole avevano uno e cinque anni), e i territori di provenienza, Giani si è recato sul molo per il lancio delle rose: trentaquattro rose, una per ogni anno trascorso.

Per il numero di vittime, quello del Moby Prince rappresenta il più grave incidente nella marina mercantile italiana nella storia.
Il 28 maggio 1998 la nave, rimanendo ormeggiata nel porto di Livorno e sotto sequestro, affondò; fu poi recuperata e destinata alla demolizione in Turchia. Solo nel gennaio 2018 venne pubblicata la relazione finale della Commissione parlamentare d’inchiesta. Nel 2021, una seconda commissione ha avviato nuove indagini, portando alla conclusione che una terza nave avrebbe ostacolato il tragitto del traghetto.
Molti restano però i punti mai completamente chiariti: dalla dinamica precisa dell’incidente, alle navi militari statunitensi e di altre nazioni presenti in rada quella notte e le loro operazioni, fino alle sospettate attività di traffico illecito tra Italia e Somalia.
